All the best

I Wish you love
I Wish you Happiness
I Guess I Wish You
All the best
Carla Bruni

Quarantena, giorno 50.

Oggi è Lunedì e mi sono alzata alle 8 come ogni mattinata lavorativa da casa: mi sono lavata, ho indossato la tuta pulita, acceso il pc, messo su il the e fatto colazione davanti al monitor.

Mr Doolie dorme.

Tutto intorno aleggia un silenzio pesante come le coperte di lana vecchia che tenevamo nella casa di campagna. Quel peso che ti schiaccia, in cui non riesci a girarti comodamente ma sotto cui resti, perchè sai che è l’unica possibilità che hai per restare al caldo.

Continuo a lavorare ininterrottamente da casa ormai da quasi due mesi. Siamo usciti pochissimo:

– una spesa da 400 euro all’Esselunga

– due volte dal macellaio

– una volta al Conad sotto casa

– due volte dal fruttivendolo carissimo

– una volta in farmacia

– meno di 48 ore in Umbria per votare

Uscire mi mette straordinariamente a disagio. Non è paura, è più una sensazione sotto pelle, un po’ come quando camminavo per le strade di Colombo con la mia Reflex in mano. Tutto profuma di spezie, tutto puzza di fogna.

Quando la situazione è sfuggita di mano lavoravo a Firenze, poi ho ricevuto una telefonata: non puoi più restare, devi tornare su.

Ho preso il treno tenendomi la sciarpa sul viso tutto il tempo. Il viaggio è stato lungo, la tratta su Lodi ancora interrotta ha provocato l’ennesimo ritardo.

Quando sono arrivata a casa ero sollevata, quasi euforica. All’inizio ho pensato che per la prima volta in tanto tempo potessi riposarmi senza dover vivere perennemente con la valigia in mano.

Abbiamo iniziato a cucinare ogni giorno come se attendessimo gli ospiti di Babette, siamo stati sempre fortemente contrari alle consegne a domicilio e abbiamo mantenuto il proposito di non ordinarci mai cibo su Deliveroo.

Vorrei mangiare sushi seduta in un ristorante, alzarmi stordita dal vino, tornare a casa, fare l’amore, dormire.

Per fortuna sappiamo prepararci un ottimo pokè e la cosa, paradossalmente, mi consola.

Mi consolano molte cose in realtà, avere una terrazza bellissima e soleggiata per esempio. La vista che domina sul centro e permette al mio sguardo una visione orizzontale, una prospettiva sulle distanze.

Mi consola aver comprato un nuovo smartphone ai miei e poterli videochiamare ogni giorno.

Mi consola l’abbonamento Spotify Premium che mi permette di ascoltare tutta la musica che voglio in ogni istante.

Mi consolano gli allenamenti yoga e quelli di Zumba fatti rigorosamente grazie alle dirette Facebook.

Mi consola che tutte le persone che conosco siano in salute, salvi nelle loro case.

Mi consola il frigo pieno e la scorta di carta igienica.

Mi consola aprire la porta della camera da letto e vedere il corpo di Mr Doolie che respira profondamente nel sonno.

Mi consola che nonna Iolaide sia morta l’anno scorso e sapere che almeno quel nodo alla gola per la distanza io non lo provo più.

Mi consola non ascoltare più il telegiornale delle 18.

Mi consola l’aperitivo estemporaneo organizzato su Zoom con i miei amici di sempre.

Mi consola non stare male, aver avuto solo quattro giorni di mal di pancia e appena pochi momenti di irrigidimento muscolare nonostante la mia mobilità sia ridotta a poco meno di cinquecento passi al giorno.

Mi consola la nuova ciccietta che ho messo su.

Più di tutto mi consolano le belle giornate di sole che portano con loro l’illusione che prima o poi dovrà per forza andare meglio di così.

Spiegel im Spiegel

Specchio nello Specchio
Arvo Part

Gli amici di Chiquita Madame sono ripartiti domenica pomeriggio. Accompagnati in stazione e ritornata a casa, gli spazi intorno sono sembrati più confortevoli ma anche terribilmente silenziosi.
Il fine settimana è volato via, le ore sono volate via. Il tempo passato assieme, gli stessi paesaggi osservati nello stesso momento hanno permesso a Chiquita Madame di sentirsi, per la prima volta in molti mesi, deliziosamente confortata, soprattutto, nel dormiveglia notturno.
Chiquita Madame e A. sono diventati amici durante un viaggio nella giungla dall’altro capo del mondo e da quel momento sono diventati inseparabili come Winnie the Pooh e Cristopher Robin.
A. domenica mattina seduto in terrazza con una sigaretta in mano ha guardato Chiquita Madame e la ha chiesto semplicemente:

– Da quand’è che cigoli nel sonno?

Chiquita perplessa ha chiesto il significato della domanda e A. ha spiegato che quando Chiquita cambia di posizione nel letto emette un suono stridulo, come di una vecchia porta che si chiude.

Chiquita non parla quasi più della sua malattia con nessuno, nemmeno con Mr Doolie. La malattia non è più argomento di conversazione o di giustificazione, tuttavia, negli ultimi sei mesi, nonostante la situazione si sia standardizzata, il suo corpo ha subito uno strano cambiamento e la notte decide di palesare il suo malessere, la sua insofferenza, tutte le sue paure, turbando il sonno di Chiquita Madame che, inconscia, pare emettere suoni e lamenti come un animale ferito o, come ha detto bene A., come una vecchia porta che cigola.
Chiquita è convinta di stare bene, la confidenza delle sue gambe che pedalano sulla bici ormai, quasi sicure, glielo conferma ogni giorno. Lo stesso, nel buio della notte o più semplicemente nella quiete che dovrebbe essere, affiora inesorabile la malattia quasi a voler ricordare a lei e tutti quelli che hanno dato per scontato il suo differente silenzio, che lei c’è, oh c’è eccome, e anche se tutti fanno finta di dimenticarsene, lei sta lì, pronta a riaffacciarsi. E quel cigolio notturno non è altro che un monito, un prepotente ‘attenti al cane!’ per ricordare a tutti coloro che si avvicinano al suo cancello che dall’altra parte sta una belva che aspetta il momento di tornare ad azzannare.

Chiquita Madame non parla più della sua malattia con nessuno tranne P., quello che volgarmente, i terapisti chiamarono il suo “gemello nella malattia”, un ragazzo della sua età, con la stessa sintomatologia, le stesse problematiche, lo stesso vissuto, lo stesso protocollo medico, un diverso spaccato di vita, ma, la stessa visione sull’intorno. P. è il suo specchio, quello che chiama di notte se ha un affaticamento respiratorio, quello a cui mandare il calcolo dei capelli persi, quello che le telefona per confidarle un nuovo dolore e sentirsi dire ‘anche io, ugualiiiiii’, per poi sorriderne amareggiati assieme. Quello che le ha proposto ‘Amò, andiamo a fare Pechino Express assieme in carrozzella!’ per poi scoppiare fragorosamente a ridere. Quello che le dice ‘Se io non avessi te’ e a cui Chiquita risponde ‘se IO non avessi te’.

Chiquita Madame non vuole parlare della sua malattia, eppure, ogni tanto si fa necessaria l’esigenza di ricordarsi che c’è anche se uno la nasconde bene e la ignora e fa finta che non sia mai stata lì. Lei sta lì, riflessa nello specchio.

Unfollow the rules

But I’m no Hercules
and this is Herculean
tomorrow I Will must be feeling the pain

Don’t give me what I want
Just give me what I’m needing
Unfollow the rules
Unfollow the path to the seeding

Rufus Wainwright

Mr Doolie è partito per lavoro, il suo tram tram estivo ha ripreso a pieno ritmo, come tutti gli anni, più o meno come se nulla fosse.
Chiquita Madame, finalmente!, si è ricongiunta con la Sacra Famiglia e per quasi due settimane si è goduta il privilegio di passeggiare tra la strade di campagna, respirare un’aria quasi neutrale, leggera, senza il carico di morte e preoccupazione che si respira in città. Un passaggio rapidissimo a Roma per andare al cimitero da Nonna Iolaide, salutare gli amici e via di nuovo sul treno.

Chiquita Madame lavora a pieno ritmo chiusa nel suo studio, dondola la noia e l’esasperazione della clausura sulla sua bella sedia Varier rossa.
Chiquita Madame non è mai uscita da quando è tornata: osserva la città dalla sua terrazza, ascolta i rumori della notte, guarda le persone che attraversano la strada.
La solitudine, per la prima volta, le impedisce di uscire e le toglie la voglia di fare.
Chiquita Madame ha sempre amato stare da sola, il silenzio di una casa vuota, gestire la giornata con i suoi ritmi, ascoltare un podcast d’inchiesta mentre si occupa delle piante. Eppure… eppure stavolta, dopo aver passato una stagione chiusa in casa con Mr Doolie, la prospettiva che gli spazi siano aperti e percorribili la spaventa. Il letto vuoto la angoscia.

Da quando Mr Doolie è partito Chiquita Madame dorme dal suo lato, spegne e accende la luce del suo comodino e talvolta gira con le sue lunghissime Havaianas numero 46.
La prossima settimana arriveranno A.& A. da giù e Chiquita Madame si sente estremamente euforica che qualcuno dei suoi amici fraterni finalmente possa venirla a trovare.

Chiquita Madame pensa spesso a Nonna Iolaide. Non ne può fare a meno. E’ come una malattia, un tarlo nel legno, un ricordo che le rosicchia via la serenità: la constatazione sommessa di averla lasciata andare senza averle detto grazie per tutti i vizi, le virtù e le ostinazioni inculcate negli anni.

Chiquita pensa che Nonna Iolaide sarebbe orgogliosa di lei, della sua casa, di Mr Doolie, della sua cucina, del suo conto in banca e sopratutto sarebbe orgogliosa della sua atassofobia. Convinta, com’è sempre stata, che alla base di una vita serena ci sia necessariamente una casa ordinata, pulita e una pentola di coccio sui fornelli che sobbolle un ganascino a lunga cottura…

Chiquita Madame, per la prima volta, pensa senza prospettiva: il Covid l’ha privata della vista sull’orizzonte. O forse, è stato solo un anno difficile, più del precedente, meno di quello prima ancora e Chiquita Madame è soltanto molto stanca.

My favourite Things

Girls in white dresses with blue satin sashes
Snowflakes that stay on my nose and eyelashes
Silver white winters that melt into springs
These are a few of my favorite things

(Versione cantata da Sarah Vaughan)


Una delle cose che più è mancata a Chiquita Madame durante i lunghi mesi di isolamento è stata… vestirsi.
Nonostante gli anni siano passati e certe curve del suo corpo si siano modellate rivelando una silhouette più da donna che da scoiattolo secco, la passione per il ‘se-bien habiller’ non ha mai smesso di alimentare le fantasie di Chiquita Madame, dettare le condizioni delle sue uscite finanziarie e sì, anche scandire il susseguirsi delle stagioni nell’attesa di poter acquistare quel capo, oppure quell’altro.

Ebbene, durante i lunghi mesi di reclusione Chiquita Madame, per la prima volta nella vita ha scoperto di non avere il guardaroba giusto. Non esistevano pantaloni della tuta nel suo armadio o un abbigliamento consono al semplice restare a casa. Perché, diciamoci la verità, le occasioni di poter oziare, in questi lunghi anni le sono mancate. La vita degli ultimi 4 anni è stata vissuta sempre con la valigia in mano scandita da una costante e febbrile corsa al treno, alla ricerca del binario giusto, del volo non in ritardo e dell’albergo senza moquette. Pertanto quando il destino ha deciso che per l’umanità tutta, e quindi anche per Chiquita Madame, era arrivato il momento semplicemente di restar seduti, lei non era pronta.
E’ uno dei grandi difetti di Chiquita Madame che quando le cose della vita accadono e lei non le aveva previste, perché mica è Sibilla Cooman e, quindi, è alquanto normale, giusto e sacrosanto che pure lei peschi ogni tanto la ‘carta degli imprevisti’, le viene l’orticaria se non riesce a metterci subito una toppa.
’sto giro, per tutta una serie di ragioni del Karma, del mondo e del destino Chiquita s’è dovuta fermare e imparare ad accettare che una volta per tutte, non può aggiustare ogni cosa e che ahilei! doveva semplicemente starsene ferma e accettare di non avere l’outfit giusto.

E così è andata, fino a che non hanno riaperto i negozi online, ovviamente.
Adesso un cassetto dell’armadio è riservato al tema ‘come affrontare l’Apocalisse dignitosamente vestiti pur restando comodamente sdraiati sul divano’.
Intanto, a ogni uscita nel dubbio, ha deciso di sfoggiare un vestito diverso, che qui non si sa mai, metti che ricominci tutto da capo, Chiquita Madame al suo guardaroba un giretto gliel’ha fatto fare pure quest’anno…

J’aime l’orage

Les jours d’orage

je prends la fuite

la mousse grise m’envie

quand elle prie, je médite

et ma peau miroite encore

les images mystiques d’une ville…

Camélia Jordana

Chiquita Madame non ha mai amato i giorni di pioggia, nemmeno quelli autunnali, che magari cadono di sabato e domenica, quando starsene appollaiati sul divano non necessita deroghe o scuse.

Chiquita Madame non ha amato la pioggerellina soffice da manuale quando viveva a Londra, nè gli scroscioni torrenziali e senza pace delle Azzorre. Chiquita Madame non ama la pioggia nemmeno quando è provvidenziale e arriva dopo infiniti periodi di secca.

Semplicemente Chiquita Madame vive bene al sole e in situazioni in cui le possibilità di immagazzinare vitamina D aumentano. Tuttavia…

… Chiquita Madame sa che la pioggia è necessaria, la maggior parte delle volte salvifica e che il suo fluire purifica, pulisce e offre seconde possibilità.

La pioggia sulla terrazza di Chiquita Madame è caduta inesorabile per tutta la scorsa settimana, giorno e notte, privandola, in una condizione di isolamento, anche di quelle ore da passare in terrazza all’aria aperta. Lo stesso, ora che il tepore primaverile è tornato, è mostruosamente felice del potersi occupare di nuovo del suo orto che cresce tanto rapidamente da farle credere di essere quello del fagiolo magico e di poter leggere un libro guardando l’orizzonte.

Oggi è iniziata ufficialmente la fase 2, forse tra qualche settimana Chiquita Madame potrà tornare nell’Umbriashire riabbracciare anche lei i suoi ‘congiunti’. Nell’attesa e contro il severo parere di Mr Doolie, Chiquita ha deciso di comprarsi una bicicletta e, benché le possibilità di cadere siano date 9 su 10, l’idea di poter salire su una sella, anche se per finta, la emoziona terribilmente.

Message in a bottle

Walking out this morning, I don’t believe what I saw
hundred billion bottles washed up on the shore
Seems I am not alone ah being alone
Hundred billion castaways, Looking for a home

The Police

Giorno 72. Chiquita Madame da quando è cominciata l’infausta pandemia che tutti costringe a casa ha attraversato varie fasi umorali.
Dall’euforia, all’anomia, dalla preoccupazione alla finale accettazione.
Insieme a Mr Doolie hanno strutturato check-list atte a scadenzare attività, provviste, ore di lavoro, videochiamate agli amici e ai parenti, unità alcoliche, rapporti sessuali e ore di televisione concesse.
Ci si allena un giorno sì e un giorno no. Se si salta un allenamento si recupera nel fine settimana. Il proposito ha retto i primi 50 giorni alla fine dei quali è scattata una generale entropia ginnica in cui ormai si recuperano pure 4 turni persi in un solo pomeriggio.
Con le provviste Chiquita Madame & Co. sono stati, al contrario, degni di una medaglia all’encomio dell’autosufficienza: una visita al supermercato ogni 24 giorni, una visita dal macellaio ogni 10 giorni, una visita dal fruttivendolo ogni venerdì. Non sono concesse deroghe nè cibi consegnati con Deliveroo o Just-Eat cui, entrambi, sono fermamente contrari.
Le ore di lavoro hanno raggiunto, nel caso di Chiquita Madame, anche picchi di 13 ore consecutive. Ad oggi e in fase calante, ci siamo assestati sulle 9 ore intervallate da varie attività di rimessaggio, preparazione dei pasti, coccole.
Le videochiamate sono concesse solo il sabato e la domenica. In particolare, ormai da 11 settimane il sabato pomeriggio si organizza un aperitivo con gli amici di giù cui riescono a collegarsi un numero mai inferiore agli 8 partecipanti.
Le unità alcoliche concesse sono di due bicchieri per Mr Doolie, uno per Chiquita Madame da consumarsi rigorosamente a cena nei giorni feriali. Nei we i bicchieri salgono a 3 per entrambi. La domenica si beve birra perchè si mangia la pizza.
I rapporti sessuali si consumano nei giorni pari e chi resta stupito della mancanza di spontaneità dettata dal calendario Chiquita Madame vi dice che, al contrario, sono concesse parecchi extra, tuttavia, sapere di avere un ‘appuntamento’ fisso rende l’affaire quasi più romantico.
La tv, rigorosamente in streaming, è concessa solo dopo le 18.

In tutto questo rigoroso hora et labora, Chiquita Madame è riuscita a organizzare un ‘fottutamente hipster’ orto in terrazza. Allo stato attuale si attende insalata, zucchine, peperoni, aglio, cipolle, ravanelli e fragole. Le zucchine stanno facendo le foglie gialle. Speriamo bene.

I

Hope of Deliverance

When It Will Be Right, I Don’t Know.
What It Will Be Like, I Don’t Know.
We Live In Hope Of Deliverance From The Darkness That Surrounds Us.

Paul McCartney

 

Nella vita di Chiquita Madame nelle ultime sei settimane sono avvenuti due fatti sconcertanti:

  • la conoscenza di un Professore-Luminare- Candidato al Nobel che le ha permesso di entrare in un protocollo sperimentale che in soli cinque giorni dall’inizio delle nuove terapie non solo l’ha rimessa in piedi, ma, le ha fatto accantonare  deambulatore e stampelle e archiviare completamente l’idea del “che resto di vita di merda che mi aspetta”
  • la conoscenza di un uomo nuovo, meglio noto come l’Orso Marsicano, capitato in un momento talmente inappropriato dell’esistenza di Chiquita Madame da esserne diventato non soltanto il fidanzato ma anche la figura cardine che accompagna le sue giornate. Dal mattino alla sera.

Essere passati da una condizione di infermità fisica e una forma mentis ormai stabilizzatasi sull’accettazione della malattia e un destino inesorabile a una in cui non soltanto può camminare normalmente, ma anche non provare dolore, saltare, andare a cavallo, fare l’amore, fare la spesa, guidare la macchina, fare tardi la sera, programmare viaggi, ma anche soltanto una serata alle terme, ha gettato la povera Chiquita Madame in uno stato di euforia tale da non riuscire, talvolta, a contenere le urla di gioia.

Tuttavia, la notte capita sempre che Chiquita si svegli in preda al panico, con le fauci secche come se le avessero cacciato in gola un pugno di sabbia, che si tasti convulsamente le gambe e le braccia per controllare che tutto funzioni regolarmente. E succede che ogni risveglio, prima di scendere dal letto, aspetti almeno cinque minuti in cui  respira nel terrore puro di scoprire che è finito tutto. Che è stato un al lupo! al lupo!, un bellissimo sogno, un’illusione. Un inganno di proporzioni gigantoscopiche. Una beffa dell’Altissimo.

Lo stesso, per ora si gode questa meravigliosa seconda opportunità. Questa vita nuova. Questa grande, infinita bellezza.

 

Call it fate, call it karma

So don’t you wanna remind me?
I don’t know a thing
And some of us remember
And some run in their place

The Strokes

Chiquita Madame oggi è nella giornata deambulatore. Chiquita Madame è triste, non disperata. Soltanto triste. E, nonostante l’amico L. tenti di corroborarle lo spirito dicendole che più passa il tempo più si convince che prima o poi lei farà la fortuna di un uomo speciale, più Chiquita pensa che non vi sarà mai via d’uscita né a questa malattia, né a questa virtuosa anomia in cui stringe la sua quotidianità.

Chiquita Madame non ha divulgato ai quattro venti il suo stato di salute. Ha preferito non informarne il regno intero, per pudore, per educazione verso il dolore, perché non gradisce la compassione, perché non concepisce avere attenuanti. Perché tutto andrà bene alla fine, e se non va ancora bene vuol dire che non è ancora arrivata la fine.
Tuttavia pensava a quant’è strano che nessuno su facebook si sia accorto che ormai tutte le foto che pubblica sono scattate mentre sta seduta.

Chiquita Madame è passata due volte sotto casa di Richard Burton di recente. Per due volte si è girata di scatto per vedere se le finestre della sua villa fossero aperte. Che poi non sarebbe cambiato niente, ma, almeno avrebbe saputo che lui è vivo. Che lui è ancora lì e non in qualche parte nuova del Mediterraneo.

Chiquita Madame, nonostante tutto, continua ad avere una  più o meno regolare vita sessuale, con questo o con quello. Tuttavia, fare sesso quasi non le piace più. Fare l’amore è diventata una mera pratica contro l’isteria. Quasi una prescrizione medica. Spesso si annoia, la maggior parte del tempo spera che duri poco.
Sabato sera Pattinson dopo averle espresso le sue preferenze per un determinato genere pornografico le ha chiesto: e tu? che ti piacerebbe fare? Chiquita ha risposto: onestamente…?! mi basterebbe pomiciare.

I baci Bernardo, nella vita bisogna saper ba-cia-re.

E con questo, Chiquita Madame passa e chiude.

I don’t believe you

I don’t mind it
I still don’t mind at all
It’s like one of those bad dreams when you can’t wake up
Looks like you’ve given up, you’ve had enough
But I want more no I won’t stop

P!nk

Certi momenti Chiquita Madame perde la cognizione di sé, dimentica dov’è, perché, cosa sta facendo. Sono delle micro-frazioni che durano un attimo, talvolta due, in cui tutto si annebbia.

Tempo fa le è successo perfino mentre tornava in macchina dalla sua magione nell’Umbriashire.

E’ desolante fare di una malattia il proprio argomento di conversazione, per questo Chiquita ne scrive, perché, con gli altri, quasi nessuno riesce a toccare l’argomento. Non è esattamente una negazione, quanto un’imposizione ch’ella fa a se stessa: non permettere ai suoi dolori di prevalere sul buon senso, sul ricordo che pretende che gli altri conservino di lei, ch’essi non pronuncino mai un ‘Povera Chiquita Madame!’.

Due notti fa Chiquita Madame ha sognato il giorno del suo funerale, la folla, la bara di larice in cui pretende di essere sepolta quando e se sarà, perché metti invece una fatalità, un colpo normale, come alle persone normali, invece che quest’agonia per sempre e non ci lasceremo mai? Sul pulpito saliva Pattinson che dopo averla ricordata come una donna non soltanto famosa per la sua bellezza, la sua brillante intelligenza e rinomata comicità, la cita come il culo più bello  su cui uomo libero abbia potuto posare gli occhi, sottolineando E lei avrebbe voluto che lo dicessi! e tutti i partecipanti gay e non, si guardano l’un l’altro con un cenno d’approvazione reciproca. Che strano, morire in sogno.

Poi ci sono serate normali, tipo ieri che è passato per la sorpresa del martedì A. per portarla a cena fuori e lei aveva già cenato e lei è andata lo stesso e lui le ha detto che Come sei bella oggi con questi occhi stanchi. E Chiquita ha sorriso e ha pensato che strano, essere bella con gli occhi stanchi.

Tra esattamente due mesi Chiquita e A. partiranno per un we a Parigi. Per l’occasione è stata prenotata una suite con vista Sacre-Coeur con Jacuzzi in stanza e champagne di benvenuto. La verità è che di tutto il mondo affettivo che la circonda lei si fida soltanto di A. quando si tratta di partire. Di nessun altro e soltanto di lui. Che da uno sguardo prevede uno svenimento, che conosce ogni medicina, che quando il sasso che ha in testa le annoda tutta la fronte la guarda e dice mannaggia, mò, sdraiati. Che alle Seychelles col sole alto e l’umidità al 98% decideva di incollarsi borse, macchine fotografiche e perfino Chiquita Madame, pur di non vederle il fiato corto.
Perché l’amicizia può essere un amore splendido, forse l’unico che ha mai conosciuto Chiquita.
E di questo, non può ch’essere grata.

 

Spirit in the Sky

When I die and they lay me to rest
Gonna go to the place that’s the best
When I lay me down to die
Goin’ up to the spirit in the sky
Goin’ up to the spirit in the sky
That’s where I’m gonna go when I die
When I die and they lay me to rest
Gonna go to the place that’s the best

Norman Greenbaum

Chiquita Madame ha vissuto uno splendido mese da asintomatica.

Una mattina, dopo una settimana di un’influenza così tosta che pensava avesse contratto anche la ZIKA, si è svegliata e non aveva sonno, non le facevano male le gambe, non le doleva la schiena, non le davano fastidio i rumori, non sentiva rimbombi e…udite! udite! riusciva perfino a non pisciarsi sotto. All’inizio ha pensato bene di convocare subito un concilio Vaticano straordinario per gridare Al miracolo! invece, dopo attenta riflessione, ha deciso di chiamare il suo fantastico pool di medici Teletubbies e chiedere:

  • Senti un po’ dottorì… ma niente che niente ve siete sbagliati e io so sana come un pesce o miracolata di Lourdes?!

I Teletubbies all’unisono hanno sorriso e poi con sguardo compassionevole spiegato che le altalene sono una costante dell’annosa malattia che corrode l’esistenza di Chiquita Madame, di godersele, non abusarne e non credere nelle parabole, lei non è Lazzaro e presto o tardi tornerà a camminare come uno dei ballerini zombie di Thriller.

Chiquita Madame ha preferito vivere i suoi giorni da persona sana pianificando imprese iperboliche, allenamenti di fitness che non ha potuto fare, serate danzanti in discoteca nemmeno fosse stata una groupie degli ABBA, visite culturali inutili e viaggi in capo al mondo. In generale è riuscita soltanto a sentirsi generalmente meno stanca e a non farsi compiangere mentre si alza dal sedile della metro. E’ in compenso riuscita a:

– fare molto tardi per ben tre sabati di fila
– visitare Nonna Iolaide spesso e volentierti
– vedere più di un amico per recuperare lacune d’intimità ormai simili al cratere del Monte Fato

Poi, pochi giorni fa si è alzata dalla sedia e ha sentito una fitta lancinante alla schiena, è caduta e ha capito che DAS MONSTER era tornato dalla vacanza. Si sono stretti la mano, lui si è accomodato sul culo di Chiquita Madame e le giornate hanno ripreso a scorrere più o meno come prima di un mese fa.

Ad oggi il cambiamento sostanziale sta nella forma che stanno assumendo le gambe di Chiquita Madame: due zampe di gallina gonfie e un po’ storte, livide e piene di ristagni linfatici. Le due zampe di gallina stanno di molto aiutando il livello di sottostima di Chiquita Madame a raggiungere quote talmente basse da scendere giù al centro della terra.

Il morale resta lo stesso stabile, fatta eccezione di picchi di rabbia e misantropia che la portano a scontri con Herr Mutter, i parcheggiatori abusivi, l’infido Capo e a vivere momenti di autoesilio in cui non parla, guarda musical con Gene Kelly in loop e vuole vedere nessuno e resta sul divano a piangere non tanto la disgrazia della sua malattia quanto la presenza ingombrante della cellulite mugugnando sommessamente “volevo essere almeno una malata sexy…”

E il resto, come va? Il resto non c’è. Ci sono gli amici, ormai pochi, pochi, ma buoni, buoni. Restano tanti ricordi, alcuni belli, tanti orribili e resta un’enorme assenza d’amore nella vita di Chiquita che lei desidera volontariamente sforzarsi di non compensare con alcun surrogato della figura di un fidanzato. Forte della fresca visione di ‘Perfetti sconosciuti’ la vita di coppia non le manca affatto, al contrario.
Il dialogo con l’Altissimo resta, per fortuna, costante, così come l’elenco dei perché che ogni giorno gli sottopone. Al momento, Chiquita è in attesa che il famoso lei motiv Todo Cuadra le spieghi un paio di fatterelli, per il resto è solo noia.