Storia di una giovane volpe e di come imparò ad amare

Tanto tempo fa, in un regno lontano, lontano, vivevano moglie e marito in una casina di pietra nel bosco, proprio accanto al ponticello vicino il fiume.
La coppia era modestamente felice, viveva di lavori di fatica, mangiava con parsimonia e trattava con affetto i fedeli animali del cortile. Dodici stagioni erano passate dal giorno delle nozze e la coppia che desiderava più di ogni cosa essere benedetta dalla nascita di un figlio, sera dopo sera, pregava il Signore facendo l’amore.
Un pomeriggio freddo d’Inverno che soffiava forte il vento gelido dell’Ovest una giovane volpe affamata bussò alla porta della casina di pietra. La moglie aprì e sorpresa chiese alla volpe cosa desiderasse. La volpe disse che aveva fame e il profumo dello stufato l’aveva spinta a bussare. La donna accolse la giovane volpe alla sua tavola, la sfamò con un bel piatto di stufato caldo e un bel pezzo di pane croccante.

La sera quando il marito tornò dal bosco non si sorprese della presenza del nuovo ospite, anzi, con la generosità che gli era tipica offrì alla giovane volpe il calore del suo fuoco e un riparo per la notte.

Al risveglio la coppia constatò con tristezza che la giovane volpe se n’era andata, tuttavia, aveva lasciato la tavola apparecchiata per la colazione e una piccola bottiglia di cristallo accompagnata da un biglietto:

Contiene dieci lacrime di riconoscenza. Se entrambi ne berrete metà ciascuno sarete presto ripagati dalla nascita di una bella bambina, ma, ricordatevi di berne l’esatta metà a testa, altrimenti un sortilegio ricadrà sulla nascitura.

La coppia pensò a lungo su come fosse possibile misurare l’esatta metà di una bottiglietta di dieci lacrime. Per tre giorni e tre notti pensarono assieme a una soluzione, ma, solo il compromesso d’affidarsi alla sorte divenne possibile.

Sedettero l’uno accanto all’altra e prima che calasse il sole del quarto giorno, con mano tremante prima lui e poi lei bevvero dalla bottiglietta. La notte si coricarono l’uno accanto all’altra e con speranza fecero l’amore. Poco tempo dopo la moglie constatò con felicità di essere incinta, ma, superata la gioia iniziale subito fu presa dal timore di non aver bevuto l’esatta metà delle lacrime della volpe e cominciò a tormentarsi. Il marito spaventato che la moglie potesse cadere pazza decise di andare alla ricerca della volpe per chiederle il perché di un regalo tanto bello e crudele al tempo stesso.

Dopo aver girato tutto il bosco dieci e dieci volte, sconfitto dal freddo, l’uomo tornò a casa dalla moglie che lo accolse serena e lo rassicurò dicendogli di come nella solitudine si fosse convinta che per quanto grande potesse essere il sortilegio avrebbero amato lo stesso la loro bambina tanto più se fosse nata speciale.

L’uomo rincuorato si lasciò sfamare con un piatto di zuppa calda e una fetta di pan pepato e poi si sedette accanto al fuoco abbracciando stretta la moglie.

Passarono così otto mesi e 28 giorni e una notte calda e piena di stelle la donna fu presa dalle doglie. Il marito temeva molto per la vita della consorte e della figlia, la moglie no, e nel dolore fisico restava serena.

Nacque una bella bimba con i capelli di pelliccia rossa e gli occhi nocciola che fu presto chiamata Renarde.

La piccola Renarde creebbe amata e protetta dal bosco fino al compimento del quindicesimo anno di età quando in un tiepido pomeriggio d’autunno mentre era presa a giocare con le foglie di larice fu sorpresa dal ritorno della giovane volpe che, effettivamente, non aveva mai davvero incontrato e che eppure tanto bene conosceva.

La volpe sapeva chi fosse Renarde e Renarde sapeva chi fosse la volpe e così, in silenzio, si accompagnarono sulla soglia della casetta di pietra accanto al ponticello vicino al fiume.

Moglie e marito erano intenti a sfornare un pan giallo e molto si sorpresero quando videro la bella Renarde rientrare in casa assieme alla giovane volpe che fecero accomodare alla tavola e  cui offrirono una fetta di dolce e un buon bicchiere di sidro.

La volpe si trattenne di nuovo per la cena e si coricò al tepore del fuoco per un’altra notte, tuttavia, quando il sole stava per sorgere la coppia decise di disturbarne il sonno, nel timore ch’ella di nuovo andasse via senza poterle chiedere:

–          Cara amata volpe, tu ci hai regalato la gioia più grande della vita, la nostra piccola Renarde, tuttavia, per tanti anni ci siamo chiesti quale sortilegio l’avesse colpita perché non abbiamo mai saputo se davvero ci fossimo divisi con esattezza le tue dieci lacrime di riconoscenza…

–          Cari amici, che con tanto affetto mi avete accolto nella vostra confortevole casa, in realtà, la postilla che vi offersi fu sì una prova, ma,  che l’amore che tanto onestamente dimostravate di provare l’uno verso l’altra fosse sincero e reciproco. Vi siete fidati, non soltanto di voi, ma anche di me. Per questo nessun incantesimo ha colpito la bella Renarde. Piuttosto, l’amore pieno di fiducia in cui negli anni ha vissuto vostra figlia ha contribuito a liberare me da una magia che tanto tempo fa m’inflisse la vecchia strega del bosco confinando la mia anima di principe triste, egoista e avido nel corpo di una volpe costretta a vagare finché non avessi trovato qualcuno in grado di dimostrarmi cosa fosse il vero amore.

Già la prima notte, in verità, mi avevate dimostrato sincero affetto, lo stesso , in quello che era il mio egoismo, decisi di sottoporvi a un’ulteriore prova. Tornare qui oggi mi ha convinto di quanto la buona fede vi avesse sempre guidato e per la seconda volta mi avete commosso.

La volpe pianse altre dieci lacrime e d’improvviso si trasformò nel bel giovane che era già stato il principe.

Il bel giovane, che in segreto si era subito innamorato della bella Renarde e lei di lui, decise che non sarebbe mai più tornato al castello e sarebbe per sempre rimasto a vivere nel bosco.

E così fu, i due giovani presto si sposarono e tutti vissero per sempre felici e contenti.

casa sul fiume

25 pensieri su “Storia di una giovane volpe e di come imparò ad amare

      1. Mi è venuta in mente la reazione di tutti quelli cui ho detto che non abbiamo voluto fare il bi-test o altri accertamenti riguardo anomalie cromosomiche della bimba che nascerà a giugno. La verità è che non la ameremo di meno, e non la vorremo di meno.

      2. Allora cara Eli, in tanti Auguri!!! Per la tua prossima nascita… E che la mia favola sia per la tua bimba una protezione e una benedizione di salute e serenità ❤️

  1. Ho appena sentito una versione di Je ne veux pas travalleir cantata da una delle più incredibili intepreti. Emozioni a profusione. Pelle d’oca. Lacrima di commozione. Ascoltata leggendo questo post, esso (che avevo già letto) pare l’argento tenuto in casa tanti anni, dal quale si è appena tolta la patina. Splende di luce propria.

    1. Oh Mr Rochester… Lei rischia di diventare il mio lettore preferito se continua con questi complimenti… Mi piacerebbe conoscere l’interprete della canzone.. Chissà che versione avrà ascoltato per far sembrare la mia favola tanto bella….❤️

      1. E’ una versione che ho trovato, non ci crederai mai!, leggendo un libro di Christabel L.M. Un libro di sogni.

      1. beh, per quello occorre ben altro
        in primis una grande pazienza
        e poi caparbietà purchè poi il gioco valga la candela
        diciamo che occorrono almeno i minimi fondamentali
        per non tornarsene giù dalla montagna a casa da sola

      2. il fatto dell’alce l’avevo completamente rimosso,
        ma non per complicità mascolina
        però che ingrato e scommetto che nulla in lui te lo avrebbe mai fatto immaginare
        vabbè se sarà trattato de immaturità infantile

      3. caro fracatz.. come sei buono tu..
        no nel suo caso si trattava di scientifica stronzaggine e crudeltà, altro che immaturità infantile 🙂
        eh no.. nulla me lo avrebbe fatto immaginare

  2. Mi sono sempre domandato per quale motivo le favole si svolgono sempre in luoghi lontani.

    Questa tua favola invece, parola dopo parola, è vicinissima, talmente vicina da sfiorare la pelle e toccare il cuore di chi la legge. Me per primo.

    1. Oh le favole si svolgono sempre in luoghi lontani perché i regni del meraviglioso si sono ormai allontanati da quelli dell’uomo… Ogni tanto capita di trovare un passaggio, una porta che permetta di sbirciare… Sono lieta la mia favola sia stata la tua porta 😊 Grazie

      1. passaggi e porte trovate a volte casualmente, molto spesso per magia. La stessa magia di cui i passaggi e le porte sono fatte. La magia di chi queste porte te le fa trovare. Grazie a te.

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