Spiegel im Spiegel

Specchio nello Specchio
Arvo Part

Gli amici di Chiquita Madame sono ripartiti domenica pomeriggio. Accompagnati in stazione e ritornata a casa, gli spazi intorno sono sembrati più confortevoli ma anche terribilmente silenziosi.
Il fine settimana è volato via, le ore sono volate via. Il tempo passato assieme, gli stessi paesaggi osservati nello stesso momento hanno permesso a Chiquita Madame di sentirsi, per la prima volta in molti mesi, deliziosamente confortata, soprattutto, nel dormiveglia notturno.
Chiquita Madame e A. sono diventati amici durante un viaggio nella giungla dall’altro capo del mondo e da quel momento sono diventati inseparabili come Winnie the Pooh e Cristopher Robin.
A. domenica mattina seduto in terrazza con una sigaretta in mano ha guardato Chiquita Madame e la ha chiesto semplicemente:

– Da quand’è che cigoli nel sonno?

Chiquita perplessa ha chiesto il significato della domanda e A. ha spiegato che quando Chiquita cambia di posizione nel letto emette un suono stridulo, come di una vecchia porta che si chiude.

Chiquita non parla quasi più della sua malattia con nessuno, nemmeno con Mr Doolie. La malattia non è più argomento di conversazione o di giustificazione, tuttavia, negli ultimi sei mesi, nonostante la situazione si sia standardizzata, il suo corpo ha subito uno strano cambiamento e la notte decide di palesare il suo malessere, la sua insofferenza, tutte le sue paure, turbando il sonno di Chiquita Madame che, inconscia, pare emettere suoni e lamenti come un animale ferito o, come ha detto bene A., come una vecchia porta che cigola.
Chiquita è convinta di stare bene, la confidenza delle sue gambe che pedalano sulla bici ormai, quasi sicure, glielo conferma ogni giorno. Lo stesso, nel buio della notte o più semplicemente nella quiete che dovrebbe essere, affiora inesorabile la malattia quasi a voler ricordare a lei e tutti quelli che hanno dato per scontato il suo differente silenzio, che lei c’è, oh c’è eccome, e anche se tutti fanno finta di dimenticarsene, lei sta lì, pronta a riaffacciarsi. E quel cigolio notturno non è altro che un monito, un prepotente ‘attenti al cane!’ per ricordare a tutti coloro che si avvicinano al suo cancello che dall’altra parte sta una belva che aspetta il momento di tornare ad azzannare.

Chiquita Madame non parla più della sua malattia con nessuno tranne P., quello che volgarmente, i terapisti chiamarono il suo “gemello nella malattia”, un ragazzo della sua età, con la stessa sintomatologia, le stesse problematiche, lo stesso vissuto, lo stesso protocollo medico, un diverso spaccato di vita, ma, la stessa visione sull’intorno. P. è il suo specchio, quello che chiama di notte se ha un affaticamento respiratorio, quello a cui mandare il calcolo dei capelli persi, quello che le telefona per confidarle un nuovo dolore e sentirsi dire ‘anche io, ugualiiiiii’, per poi sorriderne amareggiati assieme. Quello che le ha proposto ‘Amò, andiamo a fare Pechino Express assieme in carrozzella!’ per poi scoppiare fragorosamente a ridere. Quello che le dice ‘Se io non avessi te’ e a cui Chiquita risponde ‘se IO non avessi te’.

Chiquita Madame non vuole parlare della sua malattia, eppure, ogni tanto si fa necessaria l’esigenza di ricordarsi che c’è anche se uno la nasconde bene e la ignora e fa finta che non sia mai stata lì. Lei sta lì, riflessa nello specchio.

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