La Scomparsa di Chiquita Madame      

Tragedy is a foreign country. We don’t know how to talk to the natives.

Da ‘The Disappearance of Eleanor Rigby’

Chiquita Madame decise di non dare troppe spiegazioni quando chiuse queste pagine al suo gentile pubblico.

Chiquita Madame stava vivendo un periodo di assestamento tettonico da cui si è sviluppata l’attuale derivazione dei continenti in cui si è fermata a vivere.

Alcuni hanno scritto, in tanti hanno bussato alla porta della sua casa chiedendo di entrare, almeno per un caffè. La verità è che le dispense di casa Madame sono rimaste a lungo più che vuote, svuotate, come prima di una lunga partenza, non tanto dagli altri, ma, soprattutto da se stessa. Per questo motivo,di caffè o the non se ne potevano proprio offrire.

Il perché di tanto fuggire risiede particolarmente nel risveglio di una mattina di circa sei mesi fa, in cui le gambe di Chiquita Madame smisero di funzionare. Mentre si illudeva che fosse solo una brutta tendinite causata da banale sovrallenamento sportivo, Chiquita  lasciò passare i giorni e poi i mesi, pretendendo di continuare come se nulla fosse nel suo normale quotidiano. Anche se alzarsi da una sedia con la stessa scioltezza di prima era diventata un’impresa e trattenere la pipì una scommessa contro il tempo.

Un giorno di Agosto, mentre sedeva sul sedile posteriore di un motorino modificato che correva forte nella giungla dell’isola di Ko Phangan si è resa conto che non sarebbe più riuscita a scendere. Allora e solo allora ha accettato l’ipotesi di vedere il medico giusto e fare le analisi giuste.

Oggi sono esattamente tre mesi da quando Chiquita Madame ha iniziato una massacrante terapia del dolore che l’ha portata a isolarsi da quasi tutto il circostante, a non uscire di casa se non per andare nell’Umbriashire e sdraiarsi sul divano e spararsi inesorabili maratone di film in costume.

Poi un giorno l’amico A. ha chiamato Chiquita e le ha detto che volente o nolente avrebbe dovuto cominciare a valutare l’ipotesi che il divano e un bagno a portata di mano non potevano essere una soluzione e che avrebbe dovuto cominciare a considerare la possibilità di tornare, nonostante tutto, a una vita normale. A una vita normale, nonostante tutto.

E così tra una riabilitazione e l’altra Chiquita Madame ha cominciato a riaffacciarsi al presente.

Non ci riesce sempre, ma si trascina, si autoconvince, respira dieci volte prima di provare ad alzarsi nella speranza di prendere tempo e che nessuno si accorga di come muove le gambe.

Da una settimana ha ricominciato a portare i tacchi. Sempre da seduta.

La verità è che certe tristezze sono come i paesi stranieri. Non sappiamo mai come comunicare coi nativi.

Storia di una giovane volpe e di come imparò ad amare

Tanto tempo fa, in un regno lontano, lontano, vivevano moglie e marito in una casina di pietra nel bosco, proprio accanto al ponticello vicino il fiume.
La coppia era modestamente felice, viveva di lavori di fatica, mangiava con parsimonia e trattava con affetto i fedeli animali del cortile. Dodici stagioni erano passate dal giorno delle nozze e la coppia che desiderava più di ogni cosa essere benedetta dalla nascita di un figlio, sera dopo sera, pregava il Signore facendo l’amore.
Un pomeriggio freddo d’Inverno che soffiava forte il vento gelido dell’Ovest una giovane volpe affamata bussò alla porta della casina di pietra. La moglie aprì e sorpresa chiese alla volpe cosa desiderasse. La volpe disse che aveva fame e il profumo dello stufato l’aveva spinta a bussare. La donna accolse la giovane volpe alla sua tavola, la sfamò con un bel piatto di stufato caldo e un bel pezzo di pane croccante.

La sera quando il marito tornò dal bosco non si sorprese della presenza del nuovo ospite, anzi, con la generosità che gli era tipica offrì alla giovane volpe il calore del suo fuoco e un riparo per la notte.

Al risveglio la coppia constatò con tristezza che la giovane volpe se n’era andata, tuttavia, aveva lasciato la tavola apparecchiata per la colazione e una piccola bottiglia di cristallo accompagnata da un biglietto:

Contiene dieci lacrime di riconoscenza. Se entrambi ne berrete metà ciascuno sarete presto ripagati dalla nascita di una bella bambina, ma, ricordatevi di berne l’esatta metà a testa, altrimenti un sortilegio ricadrà sulla nascitura.

La coppia pensò a lungo su come fosse possibile misurare l’esatta metà di una bottiglietta di dieci lacrime. Per tre giorni e tre notti pensarono assieme a una soluzione, ma, solo il compromesso d’affidarsi alla sorte divenne possibile.

Sedettero l’uno accanto all’altra e prima che calasse il sole del quarto giorno, con mano tremante prima lui e poi lei bevvero dalla bottiglietta. La notte si coricarono l’uno accanto all’altra e con speranza fecero l’amore. Poco tempo dopo la moglie constatò con felicità di essere incinta, ma, superata la gioia iniziale subito fu presa dal timore di non aver bevuto l’esatta metà delle lacrime della volpe e cominciò a tormentarsi. Il marito spaventato che la moglie potesse cadere pazza decise di andare alla ricerca della volpe per chiederle il perché di un regalo tanto bello e crudele al tempo stesso.

Dopo aver girato tutto il bosco dieci e dieci volte, sconfitto dal freddo, l’uomo tornò a casa dalla moglie che lo accolse serena e lo rassicurò dicendogli di come nella solitudine si fosse convinta che per quanto grande potesse essere il sortilegio avrebbero amato lo stesso la loro bambina tanto più se fosse nata speciale.

L’uomo rincuorato si lasciò sfamare con un piatto di zuppa calda e una fetta di pan pepato e poi si sedette accanto al fuoco abbracciando stretta la moglie.

Passarono così otto mesi e 28 giorni e una notte calda e piena di stelle la donna fu presa dalle doglie. Il marito temeva molto per la vita della consorte e della figlia, la moglie no, e nel dolore fisico restava serena.

Nacque una bella bimba con i capelli di pelliccia rossa e gli occhi nocciola che fu presto chiamata Renarde.

La piccola Renarde creebbe amata e protetta dal bosco fino al compimento del quindicesimo anno di età quando in un tiepido pomeriggio d’autunno mentre era presa a giocare con le foglie di larice fu sorpresa dal ritorno della giovane volpe che, effettivamente, non aveva mai davvero incontrato e che eppure tanto bene conosceva.

La volpe sapeva chi fosse Renarde e Renarde sapeva chi fosse la volpe e così, in silenzio, si accompagnarono sulla soglia della casetta di pietra accanto al ponticello vicino al fiume.

Moglie e marito erano intenti a sfornare un pan giallo e molto si sorpresero quando videro la bella Renarde rientrare in casa assieme alla giovane volpe che fecero accomodare alla tavola e  cui offrirono una fetta di dolce e un buon bicchiere di sidro.

La volpe si trattenne di nuovo per la cena e si coricò al tepore del fuoco per un’altra notte, tuttavia, quando il sole stava per sorgere la coppia decise di disturbarne il sonno, nel timore ch’ella di nuovo andasse via senza poterle chiedere:

–          Cara amata volpe, tu ci hai regalato la gioia più grande della vita, la nostra piccola Renarde, tuttavia, per tanti anni ci siamo chiesti quale sortilegio l’avesse colpita perché non abbiamo mai saputo se davvero ci fossimo divisi con esattezza le tue dieci lacrime di riconoscenza…

–          Cari amici, che con tanto affetto mi avete accolto nella vostra confortevole casa, in realtà, la postilla che vi offersi fu sì una prova, ma,  che l’amore che tanto onestamente dimostravate di provare l’uno verso l’altra fosse sincero e reciproco. Vi siete fidati, non soltanto di voi, ma anche di me. Per questo nessun incantesimo ha colpito la bella Renarde. Piuttosto, l’amore pieno di fiducia in cui negli anni ha vissuto vostra figlia ha contribuito a liberare me da una magia che tanto tempo fa m’inflisse la vecchia strega del bosco confinando la mia anima di principe triste, egoista e avido nel corpo di una volpe costretta a vagare finché non avessi trovato qualcuno in grado di dimostrarmi cosa fosse il vero amore.

Già la prima notte, in verità, mi avevate dimostrato sincero affetto, lo stesso , in quello che era il mio egoismo, decisi di sottoporvi a un’ulteriore prova. Tornare qui oggi mi ha convinto di quanto la buona fede vi avesse sempre guidato e per la seconda volta mi avete commosso.

La volpe pianse altre dieci lacrime e d’improvviso si trasformò nel bel giovane che era già stato il principe.

Il bel giovane, che in segreto si era subito innamorato della bella Renarde e lei di lui, decise che non sarebbe mai più tornato al castello e sarebbe per sempre rimasto a vivere nel bosco.

E così fu, i due giovani presto si sposarono e tutti vissero per sempre felici e contenti.

casa sul fiume

L’esigenza

Ogni istante decidere
Ma il mio corpo è imperfetto e non basta più a sé
E’ una sete che so
Non mi lascerà più
[…]
E chiamai disordine
Quelle armonie in me
Credevo all’abitudine
Le parole amore mio
Serviranno a fingere
Che voglia non ho più di te
di te

Radiodervish

Magari non è così per tutti, ma, come direbbe qualcuno, Chiquita Madame è una femmina sentimentale che vive di ricordi proustiani al sapore di madeleine.

Aprile è un mese strano, Chiquita ne ha scritto per anni, della sua crudeltà e di come la primavera, piuttosto che offrirle quel senso di speranza che tanto caratterizza i pensieri pasquali la imprigioni in uno stato di immaginazione larvale fatta di sogni antichi e putrescenze cadaverine.

Ci sono odori che il tempo non laverà mai via. Il profumo del sapone di tiglio è il più doloroso di tutti. Chiquita Madame ne usò un flacone intero per pulire via il Lupo Cattivo.

Ci sono profumi che Chiquita non ricorda più o che forse non sono esistiti mai. Il profumo della neve all’alba misto al carbone dei camini che vegliano il sonno delle case sulle montagne. O quello della pelle degli uomini che non l’hanno amata abbastanza.

A Chiquita Madame sarebbe piaciuto conservare una goccia del profumo delle lenzuola nuove del suo corredo mal usato o dei campi di pannocchie rasate dall’autunno. Così ora che è sera e la notte s’appresta avrebbe potuto, magari, rivivere un momento bello.

Se esistessero le magie, se ci fosse un pensatoio in cui poter chiudere tutti i ricordi terribili e lasciare solo quelli splendidi.

Se solo mi lasci ti cancello fosse possibile.

Ma, le favole s’avverano nei film o tra le pagine dei libri e Chiquita Madame, inesorabilmente, deve fare i conti con la realtà e non con le fantasie.
La realtà vuole che negli ultimi giorni più di un uomo le abbia rinfacciato di non essersi più fatta sentire e che così proprio non si fa, soprattutto, che mi dici andiamo a cena dai e poi io ti chiamo e tu non rispondi.
Chiquita Madame è, in potenza, una Lannister e mantiene sempre i suoi debiti, ma, di recente fatica a guardarsi allo specchio e riconoscere il personaggio che gli altri pensano ch’ella sia. Fatica a sentirsi donna e a considerare il suo seno. A stento sente l’esigenza di vedere volti amici. Più che altro nel petto porta il peso di mille delusioni di sé e dell’altro. Di sé sopra ogni altra cosa e di tutti i traguardi che non ha raggiunto e chissà se mai, ne taglierà qualcun altro.
E’ che Chiquita Madame credeva nell’abitudine e non avrebbe mai pensato che le sarebbe mancato il tempo e che quello inesorabile sarebbe andato avanti con le vite degli altri lasciando lei appesa, chiusa in un bozzolo da cui non riesce a volare via farfalla.

Monsters

I’m friends with the monster that’s under my bed
Get along with the voices inside of my head
You’re trying to save me, stop holding your breath
And you think I’m crazy, yeah, you think I’m crazy

Eminem/Rihanna

Esiste un limite al terribile oltre il quale anche l’essere umano più sfortunato per legge divina non dovrebbe mai essere costretto?

C’è qualcosa che stravolge tutte le notti di Chiquita Madame da quando ha undici anni, un sogno scuro e oscuro, ineffabile come gli incubi, terrificante come solo la paura infantile sa esserlo. C’è un mostro nascosto sotto il letto cui Chiquitita non riesce a dare volto, perchè i mostri sono uno e due e tre e troppi.
Un mostro che negli anni si è cibato delle sue insicurezze convincendola di essere disprezzabile e deprecabile, non meritevole, non lodevole, mediocre e inutile.
Nonostante i successi accademici ottenuti, gli uomini impossibili conquistati, Chiquita Madame, nel tempo difficilmente ha imparato a sentirsi sicura e protetta dall’esterno. La prospettiva di un nuovo viaggio, del potere inusitato della carta di credito, dell’abbraccio di un amico, di un pezzo di cioccolata fondente o di un piatto di pasta al pomodoro quando la giornata è andata storta riescono a confortarla. Il sorriso di Nonna Iolaide quando la vede arrivare nella sala comune e grida garrula ah! guardate! ecco la nipote più bella del mondo! lo sapevo che venivi oggi! vieni qua che nonna ti da un bacio! ecco, il sorriso di Nonna Iolaide, soprattutto, o il suo silenzio assorto quando divora felice una fetta di torta fatta in casa sanno renderla felice. Tuttavia, il Mostro di notte torna e si ciba del tepore delle coperte, del conforto supposto del sonno, del silenzio dei sogni. E sembra non bastargli mai. Perchè notte dopo notte dopo notte lui torna e sprezzante e impietoso non lascia tregua a Chiquita Madame che trema e si dibatte e piange. Chiquita Madame piange tutte le notti, nessuna esclusa. Come fa a esserne così certa? perchè non c’è persona che non abbia dormito con lei che non sia stata costretta a destarla da sonno e sussurrarle preoccupata svegliati! è solo un incubo. La verità è che non è solo un incubo, è la realtà dei fatti che di giorno, grazie alla luce del sole, si fa più lontana e di notte con le difese abbassate vince su tutto come Gmork.
Chiquita Madame ha sempre sognato di essere coraggiosa come un guerriero e di poter vincere nel paese della Mala Gènia. Chissà che le manca, se un amuleto o un animale porta fortuna o, piuttosto, solo un po’ di fiducia in se stessa e tutti i mostri forse se ne andrebbero lontani dal suo letto e la lascerebbero dormire tranquilla. Di notte.

Teach me how to be loved

Will you still be here tomorrow?
Or will you leave in the dead of the night?
So your waves don’t crash around me,
I’m staying one step ahead of the time.
Will you leave me lost in my shadows or will you pull me into your life?
Teach me how to be loved?
Can I give myself just one more second chance?
And put my trust in love,
Please don’t hurt me.
If I make myself like a feather in you hair
And put my trust in love,
Please don’t hurt me.

 

Rebecca Ferguson

 

Chiquita Madame oggi è stata vittima di un autogol.

Scriveva su whatsapp all’amico e confidente Ninni e parallelamente riceveva un altro messaggio da A. che però non è confidente come Ninni.

Chiquita Madame, probabilmente, deve aver abbassato la soglia del multitasking, sta di fatto che ha confuso le chat e scritto ad A. quello che voleva scrivere a Ninni. In particolare, Chiquita Madame con lo squisito linguaggio da Madame Castiglione di noantri a involontariamente confessato ad A. di non aver più voglia di fare sesso, di aver rifiutato ben due proposte facili d’abbocco da ben due uomini diversi e di sentirsi molto meglio seppur, in quei rari momenti in cui lei smette di girare intorno al mondo e si fermi a pensare, i pensieri se ne vadano ogni tanto all’uomo ormai Innominabile e che beh, e che la cosa le mette parecchia tristezza.

A., sebbene non rientri nella ristretta cerchia di superconfidenti di Chiquita Madame, è un ottimo amico: fedele, presente, affettuoso, premuroso. A. non conosce il lato brutto di Chiquita quello che quando piange le si scioglie tutto il rimmel sulla faccia e lei continua a piangere lo stesso più forte di prima, quello che se qualcuno le suona con il clacson o le fa un gestaccio in macchina le scatena una rabbia incontenibile da diavolo della Tazmania che le fa sognare di essere armata di kalashnikov e partire con un genocidio di massa, quello che quando Chiquita è ben provocata nei suoi punti sensibili sia in grado di trasformarsi nella Maga Anna Maria Galanti in grado di lanciarti jatture degli antichi che fanno tremare le vene dei polsi anche a Goebbels. A. tutto questo non lo sa, ma, Ninni sì. Ninni l’ha vista in momenti belli e bruttissimi. A. solo nei momenti belli. Chiquita si è vergognata moltissimo, si è fatta rossa e poi viola, poi ha un po’ iperventilato e poi ha chiesto scusa, scusa, scusa. E lui, ma non hai fatto niente. E lei penserai che sono una scaricatrice di porto. E lui ma va, io ti voglio bene lo stesso così come sei.

La verità è che Chiquita Madame non è abituata a essere amata così com’è anche se, disperatamente, è ciò che desidera sopra ogni cosa.

E’ che, non sapendo come funzioni e come ci si sente, l’idea di deludere quelli cui vuol bene la getta in uno stato tale di prostrazione da levarle la fame e seccarle le fauci.

A differenza del sentimento che prova teme sempre che l’altro, gli altri, con la stessa facilità con cui le hanno dato affetto siano pronti a rilevarglielo.

Chissà se un giorno imparerà ad avere quella giusta fiducia capace di convincerla che nonostante tutto, la forma d’amore più grande sarà sempre quella che da sola potrà donare a se stessa.

Four, Five Seconds

I think I’ve had enough, I might get a little drunk
I say what’s on my mind, I might do a little time
Cause all of my kindness, is taken for weakness

Paul McCartney, Rihanna, Kanye West

Chiquita Madame sta un po’ meglio. Il terrore di diventare mangime per pesci rossi si è definitivamente allontanato dopo che uscita dalla sala operatoria i medici l’hanno svegliata dicendole:

ehi, stai tranquilla, risolveremo tutto, per fortuna non è come pensavamo.

Adesso stanno provando a risolvere tutto, un tutto che non si sa nemmeno esattamente cosa sia, lo stesso, l’idea di non dover più fare la lista degli invitati al suo funerale la rassicura moltissimo.

Nel mentre, dopo aver preso severa coscienza che la fine non è prossima ma che c’era andata molto vicina (di nuovo! E che cazzo!) Chiquita Madame ha cominciato a familiarizzare con un sentimento strano che mai le era appartenuto, un sentimento fatto di fredda analisi e gelido calcolo basato sull’estrapolazione del seguente dato: chi, nonostante sapesse, le è restato accanto e chi, invece, ha bellamente deciso di darsi alla macchia e farsi gli affari suoi.

Il dato estratto è stato sconcertante, tutti tranne uno le sono restati accanto. TUTTI TRANNE UNO: Richard Burton.

Quel Richard Burton che è stato il suo fidanzato, il quasi padre di suo figlio, il gran pezzo di stronzo che per quattro anni l’ha farcita di bugie, menzogne e illusioni nemmeno Chiquita Madame fosse il tacchino del giorno del ringraziamento e poi tutti i padri pellegrini ci dovessero pasteggiare con la bocca sporca di salsa ai mirtilli.

Quel Richard Burton lì. Quello che a Natale le ha detto : non ti lascerò più. Quello che tutte le amiche dicono che lui è Mr Big e lei quella gran culo di Carrie Bradshaw e che quindi se se fa la brava e ingoia un’altra po’ di merda poi lui alla fine se la sposa e vissero tutti felici e contenti.

Chiquita Madame l’ha lasciato. Ha preso un treno veloce, veloce più dello shinkansen che spera e prega la porti il più lontano possibile da tutta la sofferenza e giù da quella montagna altissima di delusione dove lui l’aveva portata.

Chiquita Madame è stufa. Stufa ed esausta di amare un uomo che non merita nemmeno un grammo della sua attenzione per questo ha deciso di scrivergli una lettera d’addio.

 

Caro Richard, amore mio,

Ti ho dato tutto quello che avevo: amore, tenerezza, comprensione, complicità, perdono, sesso, baci, carezze, pazienza, devozione. Ti ho aspettato ogni giorno come Penelope, solo che tu non sei Ulisse. Non sei un eroe partito in battaglia, sei un gran pezzo di fango, meschino e miserabile. E io sono stata una scema col botto che chissà che pensavo che aravo un campo fertile per farci crescere un giardino e invece sei uscito fuori tu che sei peggiore perfino al clostridium botulinum.

Non lo so che ti auguro, niente di male credo, magari di imparare l’amore: quello vero, buono, gentile che ti fa crescere i tulipani nella pancia e i gelsomini negl’occhi. O forse no e ti auguro di rimanere solo con te stesso e il tuo spietato ego e rimpiangermi giorno, dopo giorno, dopo giorno.

Circa me e quello che vorrei, beh, vorrei una seconda possibilità. E se questo tumore che non c’è lo è già la mia seconda possibilità, allora una terza che mi faccia credere di nuovo che anche per me esista una fotografia di un bacio da mettere come avatar di whatsapp o un +1 degno che mi accompagni al matrimonio della mia più cara amica. Un +1 che mi tenga per mano e non mi lasci andare alla prima ventata fiacca dell’autunno. Un +1 che mi faccia sognare che esista la prospettiva di una vita sentimentale migliore a quella che finora mi hai offerto tu, fatta di paure e incertezze e pianti e porte sbattute e ti amo taciuti.

Fa il bravo Rich, addio.

Je m’enfuis pas, je vole

Je me demande sur ma route
Si mes parents se doutent
Que mes larmes ont coulé
Mes promesses et l’envie d’avancer

Seulement croire en ma vie
Tout ce qui m’est promis
Pourquoi, où et comment
Dans ce train qui s’éloigne
Chaque instant

C’est bizarre cette cage
Qui me bloque la poitrine
Je ne peux plus respirer
Ca m’empêche de chanter

Michel Sardou

Premesso che una diagnosi vera e propria ancora non ci sta, ciò che è certo certissimo è che quella macchina imperfetta chiamata Chiquita Madame ha più di qualche ingranaggio malfunzionante.

Onestamente, Chiquita Madame non è preoccupatissima o forse, piuttosto, incosciente.
Si è resa parzialmente conto della gravità della situazione solo quando l’oncologo venerdì pomeriggio l’ha guardata negli occhi e, invece di ridere come sempre, le ha detto serio: con questi risultati, io devo capirci chiaro Chiquita. Mercoledì ti ricovero. E Chiquita è stata zitta un momento e poi gli ha detto: Dottò, sia chiaro, io tra dieci giorni vado in televisione. Quello che c’ho aspetta. Quindi, fammi tutto quello che mi devi fare in day hospital e tirami su molto presto che non ho tempo da perdere per ‘sta cosa.

Poi Chiquita ha chiamato Herr Mutter e ha provato a spiegarle sobriamente la situazione e Herr Mutter in tutta risposta è svenuta. Poi Chiquita è salita in macchina e ha avuto due, tre minuti di sudori freddi e ha preso un paio di strade contromano, alchè, ha capito che forse era meglio tornare a casa con la metropolitana.

La verità è che sulla capoccetta di Chiquita Madame non c’è alcuna sentenza, nessuno dice, ma, tutti sospettano.

Chiquita ci ha pensato su seriamente, alla Nera Mietitrice, ovvio, ed è giunta alla conclusione che non ne è affatto spaventata, solo, le rode profondamente il chicchero di non aver eventualmente concluso nemmeno la metà delle cose che avrebbe voluto realizzare e, più di ogni cosa, di non aver avuto una vita sentimentale stabile. Di non lasciare figli o grandi amori a rimpiangerla.

E’ che è profondamente innaturale morire prima dei propri genitori. Benchè Chiquita Madame non stia morendo. E’ l’idea. Solo l’idea.

L’idea che le aprano il ventre e lo trovino marcio e poi…? Poi chi ci andrebbe a trovare Nonna Iolaide ogni fine settimana? E il lavoro? E come si farebbe ad andare a cavallo? E Richard Burton dove se ne partirebbe stavolta pur di scappare alla verità?

Chiquita è circondata di sguardi affettuosi e premurosi, riceve almeno dieci Andrà tutto bene vedrai al giorno cui risponde con altrettanto cantilentanti Oh! Ci mancherebbe altro! Devo andare in tivvù io!

La verità è che quando si ritrova da sola in bagno, con tutto quel sangue e tutti quei dolori si chiede quanto a lungo si possa resistere senza diventare matti. Se ci sarà mai una giornata normale. Un amore normale. Una vita semplice. Senza tutta quest’apnea costante. Senza questo sorridi, sorridi e canta che ti passa. Che ormai riesce a cantare solo in playback, che di forza non glien’è rimasta mica più tanta.

Addio del passato

Addio del passato bei sogni ridenti,
le rose del volto già sono pallenti;
l’amore d’Alfredo perfino mi manca,
conforto, sostegno dell’ anima stanca….

Opera: La Traviata, musica: Giuseppe Verdi

Eh no, Chiquita Madame non ha ancora tirato le cuoia, nè ha fatto fortuna sposando un vecchio petroliere texano, come avrebbero sperato i più…

Chiquita Madame è vegeta, traviata, ma, viva. Reduce di un favoloso viaggio in quel del Belize, di un accertamento diagnostico ancora in essere per capire il perchè di un enorme massa anomala nel ventre, di un increscioso addio al Sultano del Brunei con quasi polizia di mezzo e di un ritorno di fiamma con Richard Burton.

Filava tutto liscio, il Sultano del Brunei era una presenza fissa, più o meno piacevole, poi una mattina si è svegliato e si è trasformato in un personaggio degli incubi, uno di quelli che ti aspetti di vedere in una puntata di Amore Criminale e non il tuo pseudo ragazzo. E’ finita nel peggiore dei modi: con la minaccia di una denuncia, le grida disperate di ‘stammi lontano per sempre’, mille tentativi di riconciliazioni suoi, e dopo un mese di fughe e depistaggi, la richiesta perentoria tramite terzi di scomparire gentilmente dalla vita di Chiquita Madame.

Nel mentre, tra un attacco isterico e l’altro, Chiquita Madame lavorava alacremente e organizzava il suo viaggio nei subtropici, rispondeva a mille telefonate al giorno, resisteva a dei cali di salute chechevelodicoafare e proprio quando pensava di potersi rilassare che le vacanze erano prossime il medico inesorabile le ha detto che là dentro a quella pancia che una volta era abitata le cose non andavano bene nemmeno un po’ e, proprio nello stesso giorno, Richard Burton, probabilmente colto da un momento di nostalgia e solitudine natalizia, l’ha chiamata per chiederle di vedersi.

E Chiquita Madame non ha saputo dire di no, avrebbe voluto, tuttavia…

Lui le ha mostrato la sua casa nuova e vedi come sono cambiato e sono diventato più bravo e quanto mi sei mancata e non mi dici niente tu?

E Chiquita ha svuotato il sacco: della pancia abitata, della sua salute, del dolore costante che l’assenza di lui miserabilmente le offre.

E lui ha pianto. Per la prima volta in tanti anni si è sciolto in un pianto dirotto fatto di comprensioni e carezze e andrà tutto bene vedrai.

Poi lei è partita. Senza di lui. Ma con lui sempre seduto lì, comodamente tra le pieghe del suo cuore, con quel sorriso spavaldo e sfrontato quasi a dire
‘ non mi manderai mai via, inutile che ci provi…’

Infatti Chiquita Madame non ci prova più, ha deciso di aderire ai tre propositi avaaziani 2015 e di accettare tutto con il sorriso. Anche i prossimi referti medici, anche il prossimo pezzettino di cuore che rischierà di spezzarsi, anche la possibilità che non ci sia futuro che l’attenda.

Nel presente che c’è tutto dovrà essere bellissimo, perchè di tempo per le lacrime, si preferisce non averne più

THE STORY

All of these lines across my face
Tell you the story of who I am
So many stories of where I’ve been
And how I got to where I am
But these stories don’t mean anything
When you’ve got no one to tell them to
It’s true…I was made for you
(…)
You see the smile that’s on my mouth
It’s hiding the words that don’t come out
And all of my friends who think that I’m blessed
They don’t know my head is a mess
No, they don’t know who I really am

Brandi Carlile

Chiquita Madame sta obiettivamente invecchiando: non è più la stessa, non ha più lo stesso viso, nè lo stesso corpo o lo stesso ardore o la stessa grinta. Chiquita Madame non si sente più eternamente eterna come avrebbe giurato d’essere poco meno di cinque anni fa.

Non soltanto ha i capelli bianchi, anche se quelli pare siano genetici e li abbia dall’adolescenza…

Non soltanto ha un orologio biologico che fa tictactictac perché nella sua famiglia si va in menopausa presto e, quindi, secondo i suoi archimedici calcoli fra meno di dieci anni sarà pronta per i Tena Lady…

Ma, soprattutto, nel constatare che tutti i suoi amici stanno figliando come galletti Vallespluga, lei più che sentirsi zia, comincia a sentirsi inesorabilmente nonna…

Sarà stata la lettura recente delle avventure di Alma Whittaker che le hanno confermato come una vita da spinster non sia necessariamente da buttar via…

Sarà che la frequentazione con il Sultano del Brunei non è che la aiuti molto a sentirsi così young&beautiful

Sarà la promozione a eminenza grigia che le hanno dato a lavoro per la quale domani incontrerà un consulente per l’immagine che le conferisca un’aria più altera e tatcheriana e meno frivola e svolazzante…

Sarà che l’altra sera quando le hanno confermato il passaggio al nuovo ruolo Chiquita Madame avrebbe voluto chiamare Richard Burton e dirgli: ce l’ho fatta Rich! Sono diventata grande, sono diventata importante! Stasera festeggiamo con una bottiglia di champagne e facciamo l’amore per tutta la notte e in ogni angolo della casa?!

E poi, si è resa conto che no, non poteva chiamare Richard Burton e l’ha comunicato al Sultano del Brunei che l’ha omaggiata con un tiepido: brava! Sono contento!

E’ che Richard Burton, nonostante tutto, le manca tanto. Le manca la sua voce e quando le succede qualcosa non può fare a meno di pensare che lui ne sarebbe stato fiero o ne avrebbe riso assieme a lei, tipo quando dieci giorni fa si è rotta la tv che lui tanto odiava e lei ne è andata a comprare una nuova, o che al maneggio ha incontrato la sua amica M. che ha deciso di darsi all’ippica in una mise improbabile degna della più bislacca delle donne.

Magari è soltanto l’autunno o forse

‘ Bisogna imparare a sopportare ciò cui non si può sfuggire, non morirai di dolore, quantomeno, non certo più di tutti noi’ Liz Gilbert, Il Cuore di Tutte le Cose

Free as a bird

Free as a bird
It’s the next best thing to be
Free as a bird

Home, home and dry
Like a homing bird I’ll fly
As a bird on wings

Whatever happened to
The life that we once knew?
Can we really live without each other?

The Beatles

Chiquita Madame ha sempre subito il fascino del mondo ornitologico. Che detta così, sembra una cosa molto zozza, ma, e si sottolinea il ma, per quel principio che non tutto è ciò che sembra, qui si vuol intendere uccelli con le ali e non uccelli con.. beh, avete capito no?!

Nonno Madame era un allevatore amatoriale di canarini. Chiquita Madame è cresciuta con lui e nonna Iolaide, pertanto, non è da stupirsi se parte del tempo libero della sua infanzia lo passasse davanti alla voliera nell’osservazione maniacale del comportamento canarino.

Si sa che nella famiglia Madame non si festeggia il Nachele come nelle altre case, tuttavia, si è voluto negli anni mantenere un certo attaccamento all’albero e, soprattutto, ai regali da piazzarci sotto. Quando Chiquita Madame viveva al confine ed era ancora una piccola donna piena di trascendentalismo e amante della lana cotta pensò che, dato che Nonna Iolaide giù a Roma si sentiva tanto sola, in occasione del Natale sarebbe stato bello regalarle una coppia di canarini. Come quando Nonno era vivo, come quando lei era ancora giovane, come quando…

Nonna Iolaide gioì talmente del regalo che quasi non le partì un extrasistole.
Acclimatata all’idea di avere i pulcini nuovi tutti per sé, prese a coccolarli che presto nella gabbietta più che una coppia di canarini sembrava avere due polli tanto erano pasciuti… La coppia di polli era nota nel vicinato come: i Signori Fischioni.

Un giorno d’estate una cornacchia delle mura antiche assaltò la gabbia e decapitò la canarina femmina. Restò soltanto il maschio. Illeso. Restò soltanto lui: Sir Fischione.

Sir Fischione e Nonna Iolaide erano come Tweety con la Nonnetta. Inseparabili, affabili pettegoli, grandi complici.

Quando Nonna Iolaide prese ad ammalarsi e si trasferì a casa Madame ovviamente fu seguita anche dal fedele Fischione.

Non è dato sapere se Fischione fosse cosciente del cambiamento di domicilio o che a ingozzarlo non fosse più la stessa padrona, eppure, con l’innocenza tipica dei misteri, il fedele pennuto d’un tratto smise di fischiare e fu poco prima che Nonna Iolaide fosse trasferita in clinica ch’egli decise di lasciarsi morire. Chiquita Madame ne soffrì moltissimo intravedendo nella dipartita di Fischione un sicuro presagio, decise così, nella speranza che Nonna Iolaide non se ne accorgesse, di sostituire Fischione I con Fischione II. Nonna Iolaide che completamente scema non è nel guardare per la prima volta Fischione II pronunciò le fatali parole:

  • Povero Fischione Mio, come te sei fatto secco, sei tu, eppure non sembri più tu…

Fischione II non ha seguito Nonna Iolaide in clinica ma è rimasto a casa Madame per circa sei mesi prima di decidere che farsi venire quattro trombosi era meglio che passare una vita in gabbia.

Chiquita Madame si è raccolta in un mesto cordoglio, ha seppellito il secondo Fischione accanto al primo e ha recitato due parole di circostanza poi è tornata in casa, ha fatto la valigia ed è partita per l’Umbriashire. Assieme al Sultano del Brunei. Voi vi chiederete: ma come?!

Eh già. Ma come? Beh, non lo sa nemmeno lei come. Ma è andata così.

La metà degli amici guardano il Sultano e Chiquita Madame e non possono fare a meno di chiederle cosa ci azzecchi lei con lui e lui con lei. Anche Chiquita Madame se l’è chiesto sabato mattina quando se l’è ritrovato caldo e possente abbracciato Continua a leggere Free as a bird