Spirit in the Sky

When I die and they lay me to rest
Gonna go to the place that’s the best
When I lay me down to die
Goin’ up to the spirit in the sky
Goin’ up to the spirit in the sky
That’s where I’m gonna go when I die
When I die and they lay me to rest
Gonna go to the place that’s the best

Norman Greenbaum

Chiquita Madame ha vissuto uno splendido mese da asintomatica.

Una mattina, dopo una settimana di un’influenza così tosta che pensava avesse contratto anche la ZIKA, si è svegliata e non aveva sonno, non le facevano male le gambe, non le doleva la schiena, non le davano fastidio i rumori, non sentiva rimbombi e…udite! udite! riusciva perfino a non pisciarsi sotto. All’inizio ha pensato bene di convocare subito un concilio Vaticano straordinario per gridare Al miracolo! invece, dopo attenta riflessione, ha deciso di chiamare il suo fantastico pool di medici Teletubbies e chiedere:

  • Senti un po’ dottorì… ma niente che niente ve siete sbagliati e io so sana come un pesce o miracolata di Lourdes?!

I Teletubbies all’unisono hanno sorriso e poi con sguardo compassionevole spiegato che le altalene sono una costante dell’annosa malattia che corrode l’esistenza di Chiquita Madame, di godersele, non abusarne e non credere nelle parabole, lei non è Lazzaro e presto o tardi tornerà a camminare come uno dei ballerini zombie di Thriller.

Chiquita Madame ha preferito vivere i suoi giorni da persona sana pianificando imprese iperboliche, allenamenti di fitness che non ha potuto fare, serate danzanti in discoteca nemmeno fosse stata una groupie degli ABBA, visite culturali inutili e viaggi in capo al mondo. In generale è riuscita soltanto a sentirsi generalmente meno stanca e a non farsi compiangere mentre si alza dal sedile della metro. E’ in compenso riuscita a:

– fare molto tardi per ben tre sabati di fila
– visitare Nonna Iolaide spesso e volentierti
– vedere più di un amico per recuperare lacune d’intimità ormai simili al cratere del Monte Fato

Poi, pochi giorni fa si è alzata dalla sedia e ha sentito una fitta lancinante alla schiena, è caduta e ha capito che DAS MONSTER era tornato dalla vacanza. Si sono stretti la mano, lui si è accomodato sul culo di Chiquita Madame e le giornate hanno ripreso a scorrere più o meno come prima di un mese fa.

Ad oggi il cambiamento sostanziale sta nella forma che stanno assumendo le gambe di Chiquita Madame: due zampe di gallina gonfie e un po’ storte, livide e piene di ristagni linfatici. Le due zampe di gallina stanno di molto aiutando il livello di sottostima di Chiquita Madame a raggiungere quote talmente basse da scendere giù al centro della terra.

Il morale resta lo stesso stabile, fatta eccezione di picchi di rabbia e misantropia che la portano a scontri con Herr Mutter, i parcheggiatori abusivi, l’infido Capo e a vivere momenti di autoesilio in cui non parla, guarda musical con Gene Kelly in loop e vuole vedere nessuno e resta sul divano a piangere non tanto la disgrazia della sua malattia quanto la presenza ingombrante della cellulite mugugnando sommessamente “volevo essere almeno una malata sexy…”

E il resto, come va? Il resto non c’è. Ci sono gli amici, ormai pochi, pochi, ma buoni, buoni. Restano tanti ricordi, alcuni belli, tanti orribili e resta un’enorme assenza d’amore nella vita di Chiquita che lei desidera volontariamente sforzarsi di non compensare con alcun surrogato della figura di un fidanzato. Forte della fresca visione di ‘Perfetti sconosciuti’ la vita di coppia non le manca affatto, al contrario.
Il dialogo con l’Altissimo resta, per fortuna, costante, così come l’elenco dei perché che ogni giorno gli sottopone. Al momento, Chiquita è in attesa che il famoso lei motiv Todo Cuadra le spieghi un paio di fatterelli, per il resto è solo noia.

 

 

 

 

Monsters

I’m friends with the monster that’s under my bed
Get along with the voices inside of my head
You’re trying to save me, stop holding your breath
And you think I’m crazy, yeah, you think I’m crazy

Eminem/Rihanna

Esiste un limite al terribile oltre il quale anche l’essere umano più sfortunato per legge divina non dovrebbe mai essere costretto?

C’è qualcosa che stravolge tutte le notti di Chiquita Madame da quando ha undici anni, un sogno scuro e oscuro, ineffabile come gli incubi, terrificante come solo la paura infantile sa esserlo. C’è un mostro nascosto sotto il letto cui Chiquitita non riesce a dare volto, perchè i mostri sono uno e due e tre e troppi.
Un mostro che negli anni si è cibato delle sue insicurezze convincendola di essere disprezzabile e deprecabile, non meritevole, non lodevole, mediocre e inutile.
Nonostante i successi accademici ottenuti, gli uomini impossibili conquistati, Chiquita Madame, nel tempo difficilmente ha imparato a sentirsi sicura e protetta dall’esterno. La prospettiva di un nuovo viaggio, del potere inusitato della carta di credito, dell’abbraccio di un amico, di un pezzo di cioccolata fondente o di un piatto di pasta al pomodoro quando la giornata è andata storta riescono a confortarla. Il sorriso di Nonna Iolaide quando la vede arrivare nella sala comune e grida garrula ah! guardate! ecco la nipote più bella del mondo! lo sapevo che venivi oggi! vieni qua che nonna ti da un bacio! ecco, il sorriso di Nonna Iolaide, soprattutto, o il suo silenzio assorto quando divora felice una fetta di torta fatta in casa sanno renderla felice. Tuttavia, il Mostro di notte torna e si ciba del tepore delle coperte, del conforto supposto del sonno, del silenzio dei sogni. E sembra non bastargli mai. Perchè notte dopo notte dopo notte lui torna e sprezzante e impietoso non lascia tregua a Chiquita Madame che trema e si dibatte e piange. Chiquita Madame piange tutte le notti, nessuna esclusa. Come fa a esserne così certa? perchè non c’è persona che non abbia dormito con lei che non sia stata costretta a destarla da sonno e sussurrarle preoccupata svegliati! è solo un incubo. La verità è che non è solo un incubo, è la realtà dei fatti che di giorno, grazie alla luce del sole, si fa più lontana e di notte con le difese abbassate vince su tutto come Gmork.
Chiquita Madame ha sempre sognato di essere coraggiosa come un guerriero e di poter vincere nel paese della Mala Gènia. Chissà che le manca, se un amuleto o un animale porta fortuna o, piuttosto, solo un po’ di fiducia in se stessa e tutti i mostri forse se ne andrebbero lontani dal suo letto e la lascerebbero dormire tranquilla. Di notte.

Caring is creepy

Hold your glass up, hold it in
Never betray the way you’ve always known it is
One day I’ll be wondering how
I got so old just wondering how
I never got cold wearing nothing in the snow

This is way beyond my remote concern
Of being condescending

All these squawking birds won’t quit
Building nothing, laying bricks

The Shins

 

Si dice che è quando ti succede qualcosa di veramente brutto che impari ad apprezzare di più quello che hai.

Chiquita Madame una decina d’anni fa se l’è vista veramente brutta. Più degli ultimi tempi e delle ultime diagnosi.

Chiquita Madame non ne ha mai parlato a nessuno se non alla sua meravigliosa Dottoressa A. e ai medici che la tennero in cura mentre era ricoverata.

Probabilmente con certi vizi ci nasci, li erediti, te li tramandano nel sangue gli antenati. Chiquita Madame ricorda soltanto che quando era piccolina e portava ancora i capelli coperti col fazzoletto ogni tanto aveva il mal di testa e quando succedeva nonna Iolaide le diceva semplicemente:

  • Prova a vomitare, vedrai che ti passa

Chiquita Madame sin da bambina si portava sulle spalle il fardello dei sopravvissuti all’Olocausto e un imbarazzante mal di vivere. Esistono enne modi in cui la malattia mentale ti attacca. Per Chiquita è stata la bulimia.

Chiquita Madame soffriva di bulimia quando la bulimia non era ancora una moda, quando era un male poco conosciuto, uno di quelli che nemmeno Ovidio sapeva dire e allora ci scriveva su una metamorfosi meravigliosa come quella della ninfa Eco. Chiquita Madame amava essere la più magra di tutte, mangiare fino a scoppiare quando nessuno era in casa e poi vomitare anche l’anima sua quasi fino a goderne per sentirsi così leggera, così impalpabile, così trasparente.

All’università Chiquita decise di essere pronta per il livello master e divenne anoressica. A vent’anni Chiquita è stata morta per quasi mezzo minuto prima di essere rianimata e riportata alla vita. Pesava trentasei chilogrammi, aveva un sistema immunitario ridotto a uno scolapasta, un cuore che nel frattempo si era anche ammalato, un fidanzato ricco che non la capiva, una famiglia che non la vedeva, un’altissima reputazione universitaria da mantenere.

Restò ricoverata per circa un mese e mezzo o poco più.

Fu nel preciso istante in cui vide se stessa riflessa negli occhi terrorizzati di papà Madame che capì come la malattia l’avesse ridotta. Non se ne era accorta fino ad allora. Lei si sentiva speciale solo nell’ansia del digiuno. In quella resistenza efferata alla fame, in quel no capriccioso alla vita.

Le ci vollero anni per superare completamente la malattia e, nonostante tutto l’impegno, non si è mai dichiarata completamente guarita, ci sono delle sfumature di invidia che le guizzano agli occhi verso le gambe magre delle ragazzine che incontra in metro e un’irrequietezza quotidiana quando sale sulla bilancia.

Tuttavia… a un certo punto della sua esistenza Chiquita Madame si trovò a un bivio e benché i palmipedoni le indicassero una direzione, lei decise di prenderne un’altra decisamente meno battuta e camminando verso l’orizzonte le vennero in mente le preghiere dei suoi nonni

« Se non sono io per me… chi per me?…e, se non ora, quando? »
(Pirqei Avot, Talmud)

E’ stato solo quando ha imparato a prendersi cura di se stessa che tutto è cambiato e magari sì, magari non ha ancora incontrato l’amore della sua vita, magari è ancora malata, ma, una cosa l’ha capita bene, che per quanto amarsi possa essere terrificante, beh, non c’è niente di meglio e forse, forse non serve nemmeno star ad aspettare l’altra metà della mela. Forse, quasi sicuramente, l’altra metà della mela è sempre lei.

Tears in Rain

Both you and I know
That silence is gold
All I ever wanted
Was to be loved

(…)

Now I’m starting over
All clean and fair
No medication
Will take me there

Kate Havnevik

 

Benchè Chiquita Madame non abbia mai smesso di essere sulle copertine dei più noti rotocalchi, è ben noto che la sua Presenza su codesto spazio sia stata inesistente nell’ultimo anno e mezzo.

Cerchiamo, pertanto, di ripercorrere gli episodi più cruciali e salienti degli ultimi diciotto mesi.

Salute:

  • L’abbiamo lasciata alle Maldive e con una fastidiosa diagnosi sul groppone. La diagnosi era corretta, perfino più grave di quanto preannunciato, quindi, Chiquita Madame sarà costretta a convivere con un’altra brutta malattia cronica fino alla fine dei suoi giorni, sperando la fine dei suoi giorni sia ancora molto, molto lontana.

Amore:

  • Il maledetto Origami che l’aveva lasciata dopo averla chiesta in isposa, resosi conto che il bountykiller Django era sulle sue tracce, s’è dato ufficialmente alla macchia. La taglia da due milioni di euro vivo o morto perdura ancora sulla sua testa.
  • Dopo il maledetto Origami entrò a gamba tesa e con una foga degna del più sleale degli uomini un figuro in cerca di dote, che qui chiameremo Pattinson, perché al bel Pattinson assomigliava ma che col personaggio Edward Cullen poco aveva a che fare. Il crudele Pattinson resta nella vita di Chiquita Madame fino a giugno del 2013 dopo averla portata a scegliere la loro futura casa e essere poi colto in flagrante mentre la tradiva con la di lui assistente-cesso-racchia lasciando nel cuore della vs eroina danni permanenti paragonabili soltanto alla disfatta di Waterloo del povero Napoleone.
  • Dato che il teorema recita ‘per un uomo nuovo che arriva, due vecchi ne rientrano’ non è passato molto tempo che con estremo sgomento Richard Burton, meglio noto al fedele pubblico come il vigliacco coniglio dei Castelli Romani, si è rifatto vivo. E per quasi un anno è rimasto costante partner nella vita di Chiquita Madame per poi riandarsene appena due settimane e fa più pusillanime che mai adducendo la seguente motivazione: non sono pronto al grande salto. A saperlo prima che un uomo poteva anche essere un salmone…

Famiglia:

  • Nonna Iolaide lo scorso settembre è stata ricoverata due volte, la diagnosi è stata fatale e per sei lunghi mesi ha abitato con la famiglia Madame alterando ferocemente il già fragile equilibrio della patria casa che per una stagione e mezza si è trasformata in una corsia di pronto soccorso con cambio orario di pannoloni, grida, stati allucinatori, ambulanze e badanti. Dallo scorso marzo Nonna Iolaide è ricoverata in una clinica di lunga degenza in uno stato di pallida incoscienza, certe volte c’è, certe volte non c’è. Riconosce tutti ma non sa dov’è. Mangia molti dolci, si è fatta molti amici, è riuscita a socializzare con un gruppetto di suore nonostante l’attitudine bestemmiatrice. Gode, al momento, di una buona salute fisica e di una terribile salute mentale. Chiquita Madame va a trovarla tutti i fine settimana, Herr Mutter tutti i giorni.

Ad oggi, nonostante la inqualificabile disfatta sentimentale, Chiquita Madame si ritrova:

  • ancora assistente-alter-ego-gollum del perfido Sauron, appena due mesi fa hanno spento le 4 candeline
  • ancora assidua viaggiatrice grazie all’innamoramento verso Viaggi Avventure nel Mondo ( in due anni ha visitato Giordania, Maldive, Marocco, Tanzania e Zanzibar), ma, con una splendida novità, da quest’estate è entrata nell’albo coordinatori e per la prima volta gestirà un viaggio in Cappadocia (fatele un sincero in Bocca al Lupo!)
  • ancora shopper compulsiva delle grandi firme
  • con una nuova imprevedibile e insana passione per il fitness che la sta velocemente scolpendo il fisico in quello di Jill Cooper

 

Un ringraziamento sincero va a tutti quelli che, nonostante la sua quotidianità sia più ridicola di quella di Brooke Logan, trovano ancora il coraggio di camminarle accanto.

YOU ARE A TOURIST

And if you feel just like a tourist in the city you were born
Then, it’s time to go
And if you find your destination with so many different places to call home
And if you call yourself a villain,
In the story you have written
It’s plain to see
That sometimes the best intentions
Are in need of redemptions
Which you agree
If so, please show me

Death Cab For Cutie

Dicono di Chiquita Madame che ha un problema con gli uomini. Che è attratta da serial killer, delinquenti, fedifraghi, insicuri sessuali, vergini tardivi e stalker.
Dice la legge dell’attrazione che le persone che pensano ed agiscono in un certo modo tendono ad attrarre determinate situazioni, mentre gli individui che pensano in un modo diverso ottengono risposte diverse dall’ambiente che li circonda.
Dice Dalida che se vuoi veramente qualche cosa, se desideri davvero qualcosa, allora quel qualcosa arriva*.
Dicono che forse Chiquita Madame ha questo problema con gli uomini perché lei quel qualcosa non lo desidera veramente.
Dicono che Chiquita Madame non vuole sposarsi davvero, né vuole davvero avere figli.
Dicono che Chiquita Madame è una fifona che nasconde il suo terrore per le relazioni serie, scodinzolando davanti a ogni uomo che poggi lo sguardo sul suo nobile derrière.
Dicono che Chiquita Madame deve dare una possibilità al prossimo, andare oltre l’apparenza, imparare ad apprezzare le brave persone che, sottolinea Herr Mutter, ‘possono darti quella sicurezza che tu non hai mai provato’.
Dicono che Chiquita Madame non si emoziona più. Che non è più in grado di amare. Che non è in più grado di odiare. Che ha intrapreso un beffardo percorso fatto di rinuncia del bello in sé e di coltivazione del bello per sé.
Dicono che Chiquita Madame non è abbastanza grata, generosa, ciarliera, sorridente, triste, serena, squilibrata.
Dicono che Chiquita Madame è troppo silenziosa.
Chiquita Madame dice che forse tutti e nessuno ha ragione. Che ci vogliono palle e coraggio per affrontare il suo mondo la mattina, sorridenti, dopo aver vissuto le sue notti e restare lo stesso con la testa alta senza assecondare il desiderio costante di partire lontano e diventare la nuova protagonista di Chi l’ha Visto?.
Chiquita Madame dice degli altri che forse dovrebbero essere loro a non fermarsi a guardare la sua apparenza e scavare sotto, oltre la superficie, oltre il suo culo, oltre il sorriso e chiedersi come mai il suo cuore batta tanto irregolarmente.
Chiquita Madame dice di sé che nonostante quello che pensano gli altri, lei non ha una natura cattiva, è solo stata incattivita dalla natura.

Garde-moi la dernière danse.

Impacilla Carpisung

We on me for when it’s on
people are there
waiting to
even if you’re on it
we aren’t everything you do

The Thing Things

Ascoltando questa canzone dei Thing Things non si può fare a meno di chiedersi: ma questi, che stanno a cantà?!
Se si cerca in giro per il web cosa Impacilla Carpisung significhi in realtà, si trova un’intervista del leader che così dichiara:
“That track was just a riff we had on stage. Before we forgot the melody, we went to the studio and just turned on the vocal so we could remember it. That guide vocal that Katie put down is the track on the album. It’s almost like you think she’s singing something, but it’s just complete gobbledygook. So we liked the idea that it was of its time. We’re not into writing songs, storing them on machines and going back to them months later and finishing them.”
La risposta di Jules de Martino è parzialmente applicabile all’interpretazione della vita attuale di Chiquita Madame. Non ha senso, però ci canta su.

Tipo… ve le ricordate le famose sedute di cavitazione e presso terapia? Beh, Chiquita Madame ha iniziato venerdì scorso. Dopo un primo screening, l’estetista storce la bocca, sbuffa e sentenzia: lei non ha bisogno di queste terapie, che cosa vuole che le riduca? Qui non c’è niente da fare. Chiquita ribatte: controlli meglio! È proprio sicura che la situazione sia irrecuperabile?? La baciccia estetista digrigna le zanne e biascica: a meno che lei non desideri che io le aspiri il grasso che ha nel cervello, no, non c’è niente da fare. In linea di massima rassodiamo…
Chiquita s’è dovuta arrendere all’evidenza: lei non ha la cellulite. Nemmeno in questo riesce a essere uguale alle altre donne.

Tipo… fra due settimane lei sarà a Londra e fatalità le piomba addosso un altro invito per tornarci dieci giorni dopo che lei ha prenotato.

Tipo… lei si segna il compleanno della nonna sul calendario, ma lo segna nel giorno sbagliato. Le farà gli auguri il giorno dopo, tra lo sgomento, il pianto e lo schifo assoluto verso se stessa per essersi dimenticata il giorno più importante dell’anno della donna più importante della sua vita.

Tipo… cominciare a riconsiderare il matrimonio. Dopo due anni di lutto, fermarsi davanti a un negozio Elvira Gramano e pensare: in fondo che male ci sarebbe se ci riprovassi di nuovo?

Tipo… sognare Origami e scoprire che ha reso pubblico il suo profilo fb ben visibile a tutto il globo e avere un attacco di convulsioni e di orticaria al tempo stesso.

Tipo… decidere di diventare un’esperta risparmiatrice e indossare per la serta di beneficienza all’Opera lo stesso abito glicine indossato alla premiazione dei Globi D’Oro 2009.

Tipo… trovarsi in una casa strana circondata da mille statue nere e non avere il minimo terrore di quello che le potrà succedere.

Tipo… fare un pic nic su una coperta poggiata su un pavimento di marmo e pensare ‘che cacchio di idea carina! Perché nessuno ci aveva pensato prima?!’

Tipo… lavorare, lavorare, lavorare senza sosta per dieci ore filate e poi trovare qualcuno all’uscita dall’ufficio che ha ancora voglia di farle compagnia nella strada verso casa.

Tipo… pensare : ‘in fondo potrei anche vivere senza un titolo nobiliare….’

Tipo… che todos tenemos adentro una insospechada reserva de Fortaleza que emerge cuando la vida nos pone a prueba. E rendersene conto solo a quest’età.

FIREWORK

Do you ever feel like a plastic bag
Drifting through the wind
Wanting to start again

Katy Perry

Di solito uno a Capodanno elenca tutti i buoni propositi e desideri per l’anno che verrà.  Chiquita nell’anno che verrà ha capito che non bisogna crederci, tanto poi succede tutto quello che non aveva programmato. Però, ha imparato a tirare le somme di quello che, al contrario, ha ricevuto nell’anno che è passato.

Il 2010 ha permesso a Chiquita Madame di collezionare le seguenti esperienze:

  • Mandare a quel paese l’ex capo mollicone, viscido e lubrico, il suo contratto precarissimo, il suo stipendio micragnosissimo  per essere assunta a tempo indeterminato da un capo algido e per niente piacione con uno stipendio di molto superiore a quello di un normale patataro fritto di Mac Donald.
  • Farsi il bagno nella fontana del Trocadero a Parigi ad Agosto con i turisti che ti scattano le foto
  • Mangiare tanto fois gras quanto ce ne può stare solo nel corpo di un ciccione del Wyoming e non pentirsene
  • Riallacciare i contatti con le amicizie del confine allontanate di forza dopo il rientro in patria
  • Frequentare i corsi per diventare sommelier e scoprire che quel naso che per lei è sempre stato un problema in realtà le permette di distinguere fino a 20 profumi diversi in un solo calice di vino
  • Passare in soli 8 mesi dal livello principiante al livello avanzato delle classi di tango
  • Fare sesso con il suo storico ex ragazzo e avere la conferma che se l’aveva lasciato andare dieci anni prima, un motivo ci stava
  • Fare sesso in svariati luoghi pubblici sperando tutto il tempo: speriamo che non stiano fotografando ora le nuove mappe di Google…
  • Imparare che dare buone notizie ai propri genitori è più soddisfacente che darne di brutte
  • Avere la conferma che la gentilezza paga, sempre
  • Guardare nuove cime e capire che le montagne non sono tutte uguali e che le Dolomiti sono e saranno sempre speciali
  • Comprarsi casa
  • Meditare di comprarsene un’altra
  • Rendersi conto di quanto in basso si possa cadere e di come facilmente ci si possa rimanere se non fosse che, certe volte, senza l’aiuto degli amici è impossibile risalire e trovare il coraggio per guardare avanti
  • Pregare in silenzio e non solo per sé
  • Scoprire che dietro vesti inaspettate si nascondono amicizie che poi diventano irrinunciabili
  • Concepire finalmente che ‘pochi ma buoni’ è un assoluto universale
  • Apprendere che ogni esperienza della vita è un incontro che può andare bene, così come può andare male
  • Buttare al secchio un intero guardaroba seminuovo solo perché a un certo punto della vita uno deve pure saper dire ‘fanculo!
  • Trascorrere Capodanno senza botti e non accorgersene
  • Ridere, ridere, ridere fino a farsi uscire le lacrime e rischiare di pisciarsi sotto
  • Perdere un grande amore
  • Aprirsi un nuovo blog, su una nuova piattaforma e arrivare a chiedersi: MA perché CACCHIO NON L’HO FATTO PRIMA?!

Buon anno a tutti!

Mangia, Prega, Ama

C’è una chiave universale che riconcilia l’essere umano lontano da casa con il suo disagio: il cibo.

Chiquita Madame ha vissuto spesso lontano dalla sua famiglia. Lontano dalla cucina dell’adorata nonna Iolaide, dalle crostate della mamma. Lontano da tutti quei profumini unici che contraddistinguono la personalità di ogni casa.

Se si potesse procedere a un’analisi olfattiva del bouquet che ha sempre connotato la dimora di Chiquita si direbbe: molto intenso, ampio, fine, floreale, fruttato, fragrante, minerale, erbaceo. Insomma, entrare dentro casa di Chiquita prevede la consapevolezza di essere pronti a lasciarsi abbracciare da un sapore importante.

In molti sanno che Chiquita Madame è stata cresciuta dalla nonna materna e che lo spazio ricreativo dei suoi giochi è sempre stato la cucina. Nonna Iolaide viveva, e ancora vive, esclusivamente per il piacere di soddisfare il prossimo attraverso l’eccitamento del palato. Fettuccine, brodo di coda di bue, tagliolini colorati, cotolette di agnello in besciamella, quaglie, piccioni alla leccarda, carciofi alla giudia, purée di ceci, capretto al forno, frittelle di cavolfiore, sformati di pesce e patate, baccalà, tanto, tantissimo baccalà e soprattutto dolci… Ciambelloni, crostate, biscotti e lo strüdel di mele più buono che si sia mai assaggiato dal confine austriaco in giù.

Quando Chiquita era lontana da casa o dall’Italia soffriva nel mangiare pietanze che neppure da lontano potevano paragonarsi al deliquio in cui cadeva soltanto nell’annusare il profumo del sugo di pomodoro fresco che da sempre accompagna i pranzi di famiglia. Tuttavia, si accomodava.

Chiquita Madame si è adattata per anni alla cucina inglese, indiana, francese, spagnola, nord africana e infine, tedesca. E, siamo onesti, ci si è adattata con piacere: Chiquita non ha esattamente patito la fame neppure in Inghilterra dove ha imparato a preparare pudding, chicken pies e il delizioso lemon curd da spalmare sui biscotti al burro nell’ora del the.

Tuttavia, più dello strüdel, delle puntarelle con le alici o dei peperoni al pangrattato, la mancanza di una in pietanza in particolare le veniva in mente quando fuori pioveva, se la giornata  era andata storta, se non stava bene e non c’era nessuno che potesse prendersi cura di lei: il pasticcio di carne e verdure al vapore.

Chiquita Madame ha questa immagine nitida nell’armadio dei suoi ricordi.

Una bambina con i capelli neri, neri seduta su un grande seggiolone rosso, la bocca spalancata, un cucchiaio colmo di pasticcio che vola come un aeroplanino e gnaaam!

Una ragazza ancora acerba, i capelli a caschetto pettinati in un cerchietto di pannolence, si tiene le mani sul grembo in un giorno d’autunno color caki e ripassa a voce alta la prima declinazione di latino. Rosa-rosae-rosae…e sui fornelli sbuffa una pentola coperta da un piatto di ceramica e poi un altro.

Una donna sui tacchi, corre in cucina per salutare la nonna prima di andare all’università:

  • Nonna per stasera mi prepari il pasticcio di carne che oggi non mi sento tanto bene?

E puntualmente nonna Iolaide la sera faceva trovare, a una Chiquita Madame che non sapeva ancora quale direzione prendere ma che sapeva esattamente dove voleva arrivare, un piatto fumante e stracolmo di pasticcio. E Chiquita si sentiva meglio. Se la giornata era stata pesante, se lei pensava troppo a qualche lui, se aveva pianto per una delusione o sofferto per uno dei suoi atroci mal di stomaco la panacea a tutti i suoi dolori era lì. Bastava prendere in mano il cucchiaio per assaggiare e sentirsi abbracciati dal tepore domestico.

Chiquita Madame non mangia più pasticcio da moltissimo tempo. Non fa più moltissime cose da moltissimo tempo. E seppur tornata a vivere nella casa che l’ha vista crescere, lo stesso si sente tanto distante da quel tepore di nido che sempre le avvolgeva il cuore lontano anche solo con il ricordo.

Ieri, nel passare davanti la vetrina di una libreria Feltrinelli le è caduto l’occhio sul libroMangia, Prega, Ama e oggi presa da curiosità se n’è andata a leggere la sinossi e forse, forse… la storia della protagonista somiglia un po’ anche alla sua. Forse lei è nella fase –mangia- e non si è ancora adattata ai cambiamenti della sua esistenza. E forse è in questo posto che deve restare finchè non avrà imparato a perdonare se stessa per gli errori del passato. Forse dovrebbe continuare a pregare e magari, un giorno, chissà magari presto, anche lei finalmente potrà tornare ad amare.

*Se poi le capitasse un figo come Javier Bardem sarebbe ancora meglio. Ovvio.