Call it fate, call it karma

So don’t you wanna remind me?
I don’t know a thing
And some of us remember
And some run in their place

The Strokes

Chiquita Madame oggi è nella giornata deambulatore. Chiquita Madame è triste, non disperata. Soltanto triste. E, nonostante l’amico L. tenti di corroborarle lo spirito dicendole che più passa il tempo più si convince che prima o poi lei farà la fortuna di un uomo speciale, più Chiquita pensa che non vi sarà mai via d’uscita né a questa malattia, né a questa virtuosa anomia in cui stringe la sua quotidianità.

Chiquita Madame non ha divulgato ai quattro venti il suo stato di salute. Ha preferito non informarne il regno intero, per pudore, per educazione verso il dolore, perché non gradisce la compassione, perché non concepisce avere attenuanti. Perché tutto andrà bene alla fine, e se non va ancora bene vuol dire che non è ancora arrivata la fine.
Tuttavia pensava a quant’è strano che nessuno su facebook si sia accorto che ormai tutte le foto che pubblica sono scattate mentre sta seduta.

Chiquita Madame è passata due volte sotto casa di Richard Burton di recente. Per due volte si è girata di scatto per vedere se le finestre della sua villa fossero aperte. Che poi non sarebbe cambiato niente, ma, almeno avrebbe saputo che lui è vivo. Che lui è ancora lì e non in qualche parte nuova del Mediterraneo.

Chiquita Madame, nonostante tutto, continua ad avere una  più o meno regolare vita sessuale, con questo o con quello. Tuttavia, fare sesso quasi non le piace più. Fare l’amore è diventata una mera pratica contro l’isteria. Quasi una prescrizione medica. Spesso si annoia, la maggior parte del tempo spera che duri poco.
Sabato sera Pattinson dopo averle espresso le sue preferenze per un determinato genere pornografico le ha chiesto: e tu? che ti piacerebbe fare? Chiquita ha risposto: onestamente…?! mi basterebbe pomiciare.

I baci Bernardo, nella vita bisogna saper ba-cia-re.

E con questo, Chiquita Madame passa e chiude.

I don’t believe you

I don’t mind it
I still don’t mind at all
It’s like one of those bad dreams when you can’t wake up
Looks like you’ve given up, you’ve had enough
But I want more no I won’t stop

P!nk

Certi momenti Chiquita Madame perde la cognizione di sé, dimentica dov’è, perché, cosa sta facendo. Sono delle micro-frazioni che durano un attimo, talvolta due, in cui tutto si annebbia.

Tempo fa le è successo perfino mentre tornava in macchina dalla sua magione nell’Umbriashire.

E’ desolante fare di una malattia il proprio argomento di conversazione, per questo Chiquita ne scrive, perché, con gli altri, quasi nessuno riesce a toccare l’argomento. Non è esattamente una negazione, quanto un’imposizione ch’ella fa a se stessa: non permettere ai suoi dolori di prevalere sul buon senso, sul ricordo che pretende che gli altri conservino di lei, ch’essi non pronuncino mai un ‘Povera Chiquita Madame!’.

Due notti fa Chiquita Madame ha sognato il giorno del suo funerale, la folla, la bara di larice in cui pretende di essere sepolta quando e se sarà, perché metti invece una fatalità, un colpo normale, come alle persone normali, invece che quest’agonia per sempre e non ci lasceremo mai? Sul pulpito saliva Pattinson che dopo averla ricordata come una donna non soltanto famosa per la sua bellezza, la sua brillante intelligenza e rinomata comicità, la cita come il culo più bello  su cui uomo libero abbia potuto posare gli occhi, sottolineando E lei avrebbe voluto che lo dicessi! e tutti i partecipanti gay e non, si guardano l’un l’altro con un cenno d’approvazione reciproca. Che strano, morire in sogno.

Poi ci sono serate normali, tipo ieri che è passato per la sorpresa del martedì A. per portarla a cena fuori e lei aveva già cenato e lei è andata lo stesso e lui le ha detto che Come sei bella oggi con questi occhi stanchi. E Chiquita ha sorriso e ha pensato che strano, essere bella con gli occhi stanchi.

Tra esattamente due mesi Chiquita e A. partiranno per un we a Parigi. Per l’occasione è stata prenotata una suite con vista Sacre-Coeur con Jacuzzi in stanza e champagne di benvenuto. La verità è che di tutto il mondo affettivo che la circonda lei si fida soltanto di A. quando si tratta di partire. Di nessun altro e soltanto di lui. Che da uno sguardo prevede uno svenimento, che conosce ogni medicina, che quando il sasso che ha in testa le annoda tutta la fronte la guarda e dice mannaggia, mò, sdraiati. Che alle Seychelles col sole alto e l’umidità al 98% decideva di incollarsi borse, macchine fotografiche e perfino Chiquita Madame, pur di non vederle il fiato corto.
Perché l’amicizia può essere un amore splendido, forse l’unico che ha mai conosciuto Chiquita.
E di questo, non può ch’essere grata.

 

Spirit in the Sky

When I die and they lay me to rest
Gonna go to the place that’s the best
When I lay me down to die
Goin’ up to the spirit in the sky
Goin’ up to the spirit in the sky
That’s where I’m gonna go when I die
When I die and they lay me to rest
Gonna go to the place that’s the best

Norman Greenbaum

Chiquita Madame ha vissuto uno splendido mese da asintomatica.

Una mattina, dopo una settimana di un’influenza così tosta che pensava avesse contratto anche la ZIKA, si è svegliata e non aveva sonno, non le facevano male le gambe, non le doleva la schiena, non le davano fastidio i rumori, non sentiva rimbombi e…udite! udite! riusciva perfino a non pisciarsi sotto. All’inizio ha pensato bene di convocare subito un concilio Vaticano straordinario per gridare Al miracolo! invece, dopo attenta riflessione, ha deciso di chiamare il suo fantastico pool di medici Teletubbies e chiedere:

  • Senti un po’ dottorì… ma niente che niente ve siete sbagliati e io so sana come un pesce o miracolata di Lourdes?!

I Teletubbies all’unisono hanno sorriso e poi con sguardo compassionevole spiegato che le altalene sono una costante dell’annosa malattia che corrode l’esistenza di Chiquita Madame, di godersele, non abusarne e non credere nelle parabole, lei non è Lazzaro e presto o tardi tornerà a camminare come uno dei ballerini zombie di Thriller.

Chiquita Madame ha preferito vivere i suoi giorni da persona sana pianificando imprese iperboliche, allenamenti di fitness che non ha potuto fare, serate danzanti in discoteca nemmeno fosse stata una groupie degli ABBA, visite culturali inutili e viaggi in capo al mondo. In generale è riuscita soltanto a sentirsi generalmente meno stanca e a non farsi compiangere mentre si alza dal sedile della metro. E’ in compenso riuscita a:

– fare molto tardi per ben tre sabati di fila
– visitare Nonna Iolaide spesso e volentierti
– vedere più di un amico per recuperare lacune d’intimità ormai simili al cratere del Monte Fato

Poi, pochi giorni fa si è alzata dalla sedia e ha sentito una fitta lancinante alla schiena, è caduta e ha capito che DAS MONSTER era tornato dalla vacanza. Si sono stretti la mano, lui si è accomodato sul culo di Chiquita Madame e le giornate hanno ripreso a scorrere più o meno come prima di un mese fa.

Ad oggi il cambiamento sostanziale sta nella forma che stanno assumendo le gambe di Chiquita Madame: due zampe di gallina gonfie e un po’ storte, livide e piene di ristagni linfatici. Le due zampe di gallina stanno di molto aiutando il livello di sottostima di Chiquita Madame a raggiungere quote talmente basse da scendere giù al centro della terra.

Il morale resta lo stesso stabile, fatta eccezione di picchi di rabbia e misantropia che la portano a scontri con Herr Mutter, i parcheggiatori abusivi, l’infido Capo e a vivere momenti di autoesilio in cui non parla, guarda musical con Gene Kelly in loop e vuole vedere nessuno e resta sul divano a piangere non tanto la disgrazia della sua malattia quanto la presenza ingombrante della cellulite mugugnando sommessamente “volevo essere almeno una malata sexy…”

E il resto, come va? Il resto non c’è. Ci sono gli amici, ormai pochi, pochi, ma buoni, buoni. Restano tanti ricordi, alcuni belli, tanti orribili e resta un’enorme assenza d’amore nella vita di Chiquita che lei desidera volontariamente sforzarsi di non compensare con alcun surrogato della figura di un fidanzato. Forte della fresca visione di ‘Perfetti sconosciuti’ la vita di coppia non le manca affatto, al contrario.
Il dialogo con l’Altissimo resta, per fortuna, costante, così come l’elenco dei perché che ogni giorno gli sottopone. Al momento, Chiquita è in attesa che il famoso lei motiv Todo Cuadra le spieghi un paio di fatterelli, per il resto è solo noia.

 

 

 

 

Carissima Nonna

Ma io sono viva nonna, il dolore da solo non uccide e io sono viva. Dunque devo vivere, perché finché ci sono ci sarà il ricordo di chi non è più con noi. Vivo, il ricordo: vive loro nei pensieri. Dimenticare, nonna. Tu che hai camminato per un secolo lo sai che niente si dimentica ma tutto, a momenti, si deve poter prendere e mettere in un posto. Tenerlo in mano e metterlo in tasca, spostarlo sul comodino come fosse un fiore in un vaso, uscire, poi rientrare e ritrovarlo lì. Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da ogni fine. Che la fame si sazi per tornare a essere fame. Che il desiderio si estingua per rinascere. Che il sonno dia pace alla stanchezza per avere sonno di nuovo. Ogni minuto della vita gira attorno a qualcosa che non c’è più perché qualcos’altro possa accadere. Guarda. I bambini smettono di piangere l’assenza della mamma, all’asilo, e le corrono incontro ridendo quando torna. L’hanno dimenticata, in quelle ore? Ti amputano una gamba dopo un incidente, come è successo a papà, e con la protesi riprendi a camminare e persino a guidare la moto. Hai dimenticato la tua gamba oppure è proprio perché la ricordi – e insieme ne sopporti l’assenza – che puoi ancora muoverti nel mondo? C’è bisogno di essere felici, nonna, per tenere testa a questo dolore inconcepibile. C’è bisogno di paura per avere coraggio. l’assenza la vera misura della presenza. Il calibro del suo valore e del suo potere.

Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera

 

 

La Scomparsa di Chiquita Madame      

Tragedy is a foreign country. We don’t know how to talk to the natives.

Da ‘The Disappearance of Eleanor Rigby’

Chiquita Madame decise di non dare troppe spiegazioni quando chiuse queste pagine al suo gentile pubblico.

Chiquita Madame stava vivendo un periodo di assestamento tettonico da cui si è sviluppata l’attuale derivazione dei continenti in cui si è fermata a vivere.

Alcuni hanno scritto, in tanti hanno bussato alla porta della sua casa chiedendo di entrare, almeno per un caffè. La verità è che le dispense di casa Madame sono rimaste a lungo più che vuote, svuotate, come prima di una lunga partenza, non tanto dagli altri, ma, soprattutto da se stessa. Per questo motivo,di caffè o the non se ne potevano proprio offrire.

Il perché di tanto fuggire risiede particolarmente nel risveglio di una mattina di circa sei mesi fa, in cui le gambe di Chiquita Madame smisero di funzionare. Mentre si illudeva che fosse solo una brutta tendinite causata da banale sovrallenamento sportivo, Chiquita  lasciò passare i giorni e poi i mesi, pretendendo di continuare come se nulla fosse nel suo normale quotidiano. Anche se alzarsi da una sedia con la stessa scioltezza di prima era diventata un’impresa e trattenere la pipì una scommessa contro il tempo.

Un giorno di Agosto, mentre sedeva sul sedile posteriore di un motorino modificato che correva forte nella giungla dell’isola di Ko Phangan si è resa conto che non sarebbe più riuscita a scendere. Allora e solo allora ha accettato l’ipotesi di vedere il medico giusto e fare le analisi giuste.

Oggi sono esattamente tre mesi da quando Chiquita Madame ha iniziato una massacrante terapia del dolore che l’ha portata a isolarsi da quasi tutto il circostante, a non uscire di casa se non per andare nell’Umbriashire e sdraiarsi sul divano e spararsi inesorabili maratone di film in costume.

Poi un giorno l’amico A. ha chiamato Chiquita e le ha detto che volente o nolente avrebbe dovuto cominciare a valutare l’ipotesi che il divano e un bagno a portata di mano non potevano essere una soluzione e che avrebbe dovuto cominciare a considerare la possibilità di tornare, nonostante tutto, a una vita normale. A una vita normale, nonostante tutto.

E così tra una riabilitazione e l’altra Chiquita Madame ha cominciato a riaffacciarsi al presente.

Non ci riesce sempre, ma si trascina, si autoconvince, respira dieci volte prima di provare ad alzarsi nella speranza di prendere tempo e che nessuno si accorga di come muove le gambe.

Da una settimana ha ricominciato a portare i tacchi. Sempre da seduta.

La verità è che certe tristezze sono come i paesi stranieri. Non sappiamo mai come comunicare coi nativi.

Addio del passato

Addio del passato bei sogni ridenti,
le rose del volto già sono pallenti;
l’amore d’Alfredo perfino mi manca,
conforto, sostegno dell’ anima stanca….

Opera: La Traviata, musica: Giuseppe Verdi

Eh no, Chiquita Madame non ha ancora tirato le cuoia, nè ha fatto fortuna sposando un vecchio petroliere texano, come avrebbero sperato i più…

Chiquita Madame è vegeta, traviata, ma, viva. Reduce di un favoloso viaggio in quel del Belize, di un accertamento diagnostico ancora in essere per capire il perchè di un enorme massa anomala nel ventre, di un increscioso addio al Sultano del Brunei con quasi polizia di mezzo e di un ritorno di fiamma con Richard Burton.

Filava tutto liscio, il Sultano del Brunei era una presenza fissa, più o meno piacevole, poi una mattina si è svegliato e si è trasformato in un personaggio degli incubi, uno di quelli che ti aspetti di vedere in una puntata di Amore Criminale e non il tuo pseudo ragazzo. E’ finita nel peggiore dei modi: con la minaccia di una denuncia, le grida disperate di ‘stammi lontano per sempre’, mille tentativi di riconciliazioni suoi, e dopo un mese di fughe e depistaggi, la richiesta perentoria tramite terzi di scomparire gentilmente dalla vita di Chiquita Madame.

Nel mentre, tra un attacco isterico e l’altro, Chiquita Madame lavorava alacremente e organizzava il suo viaggio nei subtropici, rispondeva a mille telefonate al giorno, resisteva a dei cali di salute chechevelodicoafare e proprio quando pensava di potersi rilassare che le vacanze erano prossime il medico inesorabile le ha detto che là dentro a quella pancia che una volta era abitata le cose non andavano bene nemmeno un po’ e, proprio nello stesso giorno, Richard Burton, probabilmente colto da un momento di nostalgia e solitudine natalizia, l’ha chiamata per chiederle di vedersi.

E Chiquita Madame non ha saputo dire di no, avrebbe voluto, tuttavia…

Lui le ha mostrato la sua casa nuova e vedi come sono cambiato e sono diventato più bravo e quanto mi sei mancata e non mi dici niente tu?

E Chiquita ha svuotato il sacco: della pancia abitata, della sua salute, del dolore costante che l’assenza di lui miserabilmente le offre.

E lui ha pianto. Per la prima volta in tanti anni si è sciolto in un pianto dirotto fatto di comprensioni e carezze e andrà tutto bene vedrai.

Poi lei è partita. Senza di lui. Ma con lui sempre seduto lì, comodamente tra le pieghe del suo cuore, con quel sorriso spavaldo e sfrontato quasi a dire
‘ non mi manderai mai via, inutile che ci provi…’

Infatti Chiquita Madame non ci prova più, ha deciso di aderire ai tre propositi avaaziani 2015 e di accettare tutto con il sorriso. Anche i prossimi referti medici, anche il prossimo pezzettino di cuore che rischierà di spezzarsi, anche la possibilità che non ci sia futuro che l’attenda.

Nel presente che c’è tutto dovrà essere bellissimo, perchè di tempo per le lacrime, si preferisce non averne più

Di Domenica

Anche se domani sarò un rimorso
Forse puoi abbandonarti di domenica

Sono cambiamenti
Solo se spaventano
Sono sentimenti

Subsonica

  • Oh Mio Dio! Quindi si ricomincia?!!!

Pensiero Chiquita Madame in reazione al primo bacio con il Sultano del Brunei.

  • Mal di stomaco e difficoltà a prendere sonno. Risvegli improvvisi nella notte. Incubi ricorrenti che prevedono: litigate efferate con Komarovskiy o pianti senza via di scampo per il Maschio Alfa.

Reazione post prima domenica insieme al mare abbracciati su un lettino assieme al Sultano del Brunei.

  • Ma che davero? Ma è un bambacione!!!

Commento telefonico dell’amico L. alla news ChiquitaMadamePomiciaConIlSultanoDelBrunei.

 

Chiquita Madame è abbastanza confusa, francamente non pensava che il Sultano del Brunei avesse qualsiasi tipo di mira oltre l’amicizia verso di lei. Francamente non pensava lei di avere qualsiasi tipo di mira oltre l’amicizia verso il Sultano del Brunei. Onestamente non pensava nemmeno che lui la vedesse come un bocconcino appetibile. Andiamo, lei sarà pure Chiquita Madame, ma lui è il Sultano del Brunei!

Lì, esattamente lì, sta l’errore peggiore che fotte sempre Chiquita Madame, nel pensare che gli altri siano migliori di lei. E, invece, no. No, perché gli altri non devono essere per forza migliori, ma, più semplicemente capita che siano diversi.

A lei piace solo il cioccolato fondente, al Sultano del Brunei solo quello al latte.

A Chiquita Madame e Richard Burton piaceva soltanto il cioccolato fondente.

Chiquita Madame e Richard Burton si sono lasciati lo stesso. Pure se gli piaceva mangiare le stesse cose.

Chiara l’equazione?!

Chiquita Madame non era pronta nemmeno un po’ per pomiciare, vedi post precedente dal contenuto ‘lasciatemi amare me stessa ancora per un pochino prima di dover amare qualcun altro’.

Chiquita Madame non era pronta per pomiciare eppure ha pomiciato. Con il Sultano del Brunei per giunta.

E adesso non sa che pensare, soprattutto perché, alla sola idea di patire l’ennesima delusione o piangerci una nuova lacrima, le tremano le vene dei polsi. Dicono ‘eh ma comunque non si può mai sapere’. Sarà, ma di solito chi consola con frasi fatte al momento è fidanzato/sposato/felice/innamorato e ricambiato.

Tuttavia, se sono cambiamenti soltanto se spaventano, questo limbo inesplorato in cui si sta dondolando Chiquita Madame è davvero un sentimento soltanto perchè è successo di Domenica?

Capovolgi il tuo destino,
sarò sempre qua, sarò sempre qua
capovolgi il tuo cuscino, di domenica,
di domenica

 

Le cose che restano

Some things that fly there be—
Birds—Hours—the Bumblebee—
Of these no Elegy.

Some things that stay there be—
Grief—Hills—Eternity—

“Ci sono cose che volano
uccelli, ore, calabroni,
ma di loro non mi importa.

Poi ci sono le cose che restano:
dolore, colline, eternità.”

Emily Dickinson

Dato che Chiquita si lamenta sempre che tutte le brutte conoscenze che ha avuto sono state tali perché, fatta eccezione di Richard Burton, nessuno era referenziato da terzi, stavolta, l’amica Emme si è messa di gran lena e come si è sfidanzato il suo fiore all’occhiello non ha esitato a sottoporlo alla sua attenzione.

Il suo fiore all’occhiello è meglio noto alle comuni amicizie come il Sultano del Brunei per ovvie ragioni che spiegheremo pian, piano.

Il Sultano del Brunei non è antipatico, anche se troppo eccentrico perfino per una come Chiquita Madame. Il Sultano del Brunei è recentemente sopravvissuto a una clamorosa delusione d’amore. Il Sultano del Brunei fa un po’ tenerezza a Chiquita Madame perché le ricorda moltissimo la lei di cinque anni fa quando a quasi matrimonio fallito ritornò con le pive nel sacco e un bagaglio depressivo magistrale nella patria casa.

Il Sultano del Brunei le scrive, la chiama, la invita e sabato scorso voleva venire a trovarla anche nella magione di campagna. Chiquita Madame lì per lì ha detto sì, poi a mente lucida e con il senno di poi ha pensato bene di millantare un principio di influenza e tenerlo a distanza. Così, sabato pomeriggio in tutta tranquillità è potuta andare a cavalcare in collina, così come aveva già deciso.

Mentre tramontava il sole, dopo essere stata punta da un’infida mosca cavallina e aver superato le rovine di un monastero abbandonato nella prateria, Chiquita Madame si è sciolta in una lacrima pensando a com’è strana la vita. Com’è insondabile il destino e prevedere le tappe del dopodomani.

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe sopravvissuta a tutti i suoi dolori, le sue fortune, le sue maledizioni. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che in un modo assolutamente ridicolo e bislacco ce l’avrebbe fatta: che sarebbe diventata qualcuno anche senza nessuno.

Non sarà mamma e magari non sarà ancora una moglie, ma, ha imparato a cavalcare da sola per le campagne senza temere l’arrivo del buio.

Sabato scorso, mentre tramontava il sole, dopo aver superato le rovine di un monastero abbandonato nella prateria Chiquita Madame si è resa conto di non essere ancora pronta, né per il Sultano del Brunei, né per qualcun altro. Ma, piuttosto, di aver maturato un profondo desiderio di solitudine e tranquillità lontana dal sesso e da tutte le complicazioni che ne derivano. Magari è questa la tanta agognata paura che non aveva mai provato: il timore di perdersi e che non rimanga più niente di sé a forza di lasciarsi depredare dagli eventi. Timore di diventare arida e sterile, capace di sorridere soltanto di lato e non lasciarsi più andare a una risata piena a polmoni aperti.

Così, mentre il cavallo galoppava veloce in mezzo ai campi e la temperatura cominciava ad abbassarsi, Chiquita Madame ha pensato a Richard Burton e al Maschio Alfa e a tutti quelli che ha amato prima di loro, anche solo per un giorno, anche solo per una notte e gli raccontava fiera ‘Guardatemi adesso CHI sono diventata, nonostante tutti voi’.

Nonostante tutto il dolore, ci sono le cose che restano: Chiquita Madame.

Caring is creepy

Hold your glass up, hold it in
Never betray the way you’ve always known it is
One day I’ll be wondering how
I got so old just wondering how
I never got cold wearing nothing in the snow

This is way beyond my remote concern
Of being condescending

All these squawking birds won’t quit
Building nothing, laying bricks

The Shins

 

Si dice che è quando ti succede qualcosa di veramente brutto che impari ad apprezzare di più quello che hai.

Chiquita Madame una decina d’anni fa se l’è vista veramente brutta. Più degli ultimi tempi e delle ultime diagnosi.

Chiquita Madame non ne ha mai parlato a nessuno se non alla sua meravigliosa Dottoressa A. e ai medici che la tennero in cura mentre era ricoverata.

Probabilmente con certi vizi ci nasci, li erediti, te li tramandano nel sangue gli antenati. Chiquita Madame ricorda soltanto che quando era piccolina e portava ancora i capelli coperti col fazzoletto ogni tanto aveva il mal di testa e quando succedeva nonna Iolaide le diceva semplicemente:

  • Prova a vomitare, vedrai che ti passa

Chiquita Madame sin da bambina si portava sulle spalle il fardello dei sopravvissuti all’Olocausto e un imbarazzante mal di vivere. Esistono enne modi in cui la malattia mentale ti attacca. Per Chiquita è stata la bulimia.

Chiquita Madame soffriva di bulimia quando la bulimia non era ancora una moda, quando era un male poco conosciuto, uno di quelli che nemmeno Ovidio sapeva dire e allora ci scriveva su una metamorfosi meravigliosa come quella della ninfa Eco. Chiquita Madame amava essere la più magra di tutte, mangiare fino a scoppiare quando nessuno era in casa e poi vomitare anche l’anima sua quasi fino a goderne per sentirsi così leggera, così impalpabile, così trasparente.

All’università Chiquita decise di essere pronta per il livello master e divenne anoressica. A vent’anni Chiquita è stata morta per quasi mezzo minuto prima di essere rianimata e riportata alla vita. Pesava trentasei chilogrammi, aveva un sistema immunitario ridotto a uno scolapasta, un cuore che nel frattempo si era anche ammalato, un fidanzato ricco che non la capiva, una famiglia che non la vedeva, un’altissima reputazione universitaria da mantenere.

Restò ricoverata per circa un mese e mezzo o poco più.

Fu nel preciso istante in cui vide se stessa riflessa negli occhi terrorizzati di papà Madame che capì come la malattia l’avesse ridotta. Non se ne era accorta fino ad allora. Lei si sentiva speciale solo nell’ansia del digiuno. In quella resistenza efferata alla fame, in quel no capriccioso alla vita.

Le ci vollero anni per superare completamente la malattia e, nonostante tutto l’impegno, non si è mai dichiarata completamente guarita, ci sono delle sfumature di invidia che le guizzano agli occhi verso le gambe magre delle ragazzine che incontra in metro e un’irrequietezza quotidiana quando sale sulla bilancia.

Tuttavia… a un certo punto della sua esistenza Chiquita Madame si trovò a un bivio e benché i palmipedoni le indicassero una direzione, lei decise di prenderne un’altra decisamente meno battuta e camminando verso l’orizzonte le vennero in mente le preghiere dei suoi nonni

« Se non sono io per me… chi per me?…e, se non ora, quando? »
(Pirqei Avot, Talmud)

E’ stato solo quando ha imparato a prendersi cura di se stessa che tutto è cambiato e magari sì, magari non ha ancora incontrato l’amore della sua vita, magari è ancora malata, ma, una cosa l’ha capita bene, che per quanto amarsi possa essere terrificante, beh, non c’è niente di meglio e forse, forse non serve nemmeno star ad aspettare l’altra metà della mela. Forse, quasi sicuramente, l’altra metà della mela è sempre lei.

Back for good

I guess now it’s time for me to give up
I feel it’s time
Got a picture of you beside me
Got your lipstick mark still on your coffee cup
Got a fist of pure emotion
Got a head of shattered dreams
Gotta leave it, gotta leave it all behind now
Take That

 

Gentile pubblico, stacce! Chiquita Madame c’ha gli ormoni tristi e piange improvvisamente e per i motivi più impensati, non denigrarla se ti cita i Take That, ma, al contrario, abbracciala e promettile che presto sarà tutto finito.

 

Beh, l’altra sera Chiquita Madame era contenta, era uscita presto da lavoro, stava andando a cena fuori con S. in un posto che le piace tanto tanto, quando il cellulare ha squillato. Chiquita Madame se è alla guida risponde distrattamente, potrebbe essere sua eminenza Sauron, potrebbe essere un rappresentante della Bofrost, lei dice sempre ‘Pronto!’ senza controllare.

Al telefono era Pattinson. Pattinson, che in queste pagine è per fortuna stato brevissimamente citato, è stato uno dei mille uomini farlocchi che sono entrati nelle m.. grazie di Chiquita Madame. Pattinson è stato quell’essere indecentemente fedifrago che dopo averla ammaliata e sedotta e convinta a cercare casa assieme l’ha tradita con la sua assistente, che qui chiameremo Ratòn, per poi negare tutto quando sgamato in fase di atterraggio da un viaggio a Ibiza, e farla passare per scema e visionaria e poi dire, dopo che si erano lasciati, che sì, che Chiquita c’aveva visto giusto, ma quella gli aveva acceso ‘come un fuoco nelle mutande’ (cit.)

Pattinson ritornò intorno a Novembre dopo che il fuoco accesso nelle sue mutande si era estinto e vuoi che Chiquita c’aveva Richard Burton nel cuore, vuoi che Pattinson è uno di quegli esseri dalla moralità incommentabile, si beccò un sonoro ben servito. Lui cambiò paio di mutande e ritornò dal Ratòn.

Dopo quasi dieci mesi di silenzio in cui quando si incontravano lui diceva ciao e lei faceva finta di non vederlo, ha preso coraggio e ha richiamato Chiqs esordendo così:

  • aò, è finita ‘sta quarantena?
  • Sì, pronto, con chi parlo?-
  • Lo sai con chi parli, voglio sapè se ho concluso il mio periodo di gogna e posso chiederti scusa

Chiquita Madame non negherebbe mai a nessuno la possibilità di chiederle scusa, perché lei di quelle scuse ha sempre fortissimamente bisogno: le servono per calmarsi il cuore, per riprendere un po’ di fiducia in se stessa e dirsi che forse, tanto pessima non dev’essere se tutti poi sempre e comunque tornano da lei a farsi leccare le ferite.

Lei comunque questa volta le ferite non le leccherà a nessuno. Soprattutto dopo che stamani Her Mutter ha aperto per sbaglio un barattolo di marmellata ai mirtilli dono di Richard Burton e a Chiquita Madame sono partite le sinapsi. Con gli occhi stracolmi di lacrime si è ritrovata in un angoletto ad abbracciare quel barattolino di marmellata come se fosse stato chissà quale sacro tesoro sopravvissuto a chissà quale infame olocausto.

Poi si è fatta un po’ pena. Vede Richard Burton dappertutto e dappertutto sente il suo odore, sente la sua presenza, manco lui fosse morto come Patrick Swayze in Ghost. Manco lui fosse partito per chissà quale missione eroica. E invece no, lui è partito lontano solo per comprovare la sua vigliaccheria. E Chiquita? Eccola qui che riceve telefonate morali da un ex immorale che passa il suo tempo abbracciata a un barattolo di marmellata ai mirtilli e per consolarsi e non pensare a niente fa jogging compulsivo e spende cifre imbarazzanti in scarpe.

Se non fosse per la tradizione che le abita nel petto e che Herr Mutter ne morrebbe, Chiquita taglierebbe perfino taglio di capelli come fanno le donne che dopo una rottura vogliono rinnovarsi.

Ma tanto a che servirebbe?

Per una volta, Chiquita Madame vuole convincersi che il karma abbia esaurito l’infinita sequela di sfortune che hanno connotato la sua esistenza e che magari, arresosi davanti all’evidenza che Chiquita volente o nolente sopravvive a tutto, forse è arrivato il momento di lasciarla in pace e farle succedere qualcosa di straordinariamente bello.