La Scomparsa di Chiquita Madame      

Tragedy is a foreign country. We don’t know how to talk to the natives.

Da ‘The Disappearance of Eleanor Rigby’

Chiquita Madame decise di non dare troppe spiegazioni quando chiuse queste pagine al suo gentile pubblico.

Chiquita Madame stava vivendo un periodo di assestamento tettonico da cui si è sviluppata l’attuale derivazione dei continenti in cui si è fermata a vivere.

Alcuni hanno scritto, in tanti hanno bussato alla porta della sua casa chiedendo di entrare, almeno per un caffè. La verità è che le dispense di casa Madame sono rimaste a lungo più che vuote, svuotate, come prima di una lunga partenza, non tanto dagli altri, ma, soprattutto da se stessa. Per questo motivo,di caffè o the non se ne potevano proprio offrire.

Il perché di tanto fuggire risiede particolarmente nel risveglio di una mattina di circa sei mesi fa, in cui le gambe di Chiquita Madame smisero di funzionare. Mentre si illudeva che fosse solo una brutta tendinite causata da banale sovrallenamento sportivo, Chiquita  lasciò passare i giorni e poi i mesi, pretendendo di continuare come se nulla fosse nel suo normale quotidiano. Anche se alzarsi da una sedia con la stessa scioltezza di prima era diventata un’impresa e trattenere la pipì una scommessa contro il tempo.

Un giorno di Agosto, mentre sedeva sul sedile posteriore di un motorino modificato che correva forte nella giungla dell’isola di Ko Phangan si è resa conto che non sarebbe più riuscita a scendere. Allora e solo allora ha accettato l’ipotesi di vedere il medico giusto e fare le analisi giuste.

Oggi sono esattamente tre mesi da quando Chiquita Madame ha iniziato una massacrante terapia del dolore che l’ha portata a isolarsi da quasi tutto il circostante, a non uscire di casa se non per andare nell’Umbriashire e sdraiarsi sul divano e spararsi inesorabili maratone di film in costume.

Poi un giorno l’amico A. ha chiamato Chiquita e le ha detto che volente o nolente avrebbe dovuto cominciare a valutare l’ipotesi che il divano e un bagno a portata di mano non potevano essere una soluzione e che avrebbe dovuto cominciare a considerare la possibilità di tornare, nonostante tutto, a una vita normale. A una vita normale, nonostante tutto.

E così tra una riabilitazione e l’altra Chiquita Madame ha cominciato a riaffacciarsi al presente.

Non ci riesce sempre, ma si trascina, si autoconvince, respira dieci volte prima di provare ad alzarsi nella speranza di prendere tempo e che nessuno si accorga di come muove le gambe.

Da una settimana ha ricominciato a portare i tacchi. Sempre da seduta.

La verità è che certe tristezze sono come i paesi stranieri. Non sappiamo mai come comunicare coi nativi.

L’esigenza

Ogni istante decidere
Ma il mio corpo è imperfetto e non basta più a sé
E’ una sete che so
Non mi lascerà più
[…]
E chiamai disordine
Quelle armonie in me
Credevo all’abitudine
Le parole amore mio
Serviranno a fingere
Che voglia non ho più di te
di te

Radiodervish

Magari non è così per tutti, ma, come direbbe qualcuno, Chiquita Madame è una femmina sentimentale che vive di ricordi proustiani al sapore di madeleine.

Aprile è un mese strano, Chiquita ne ha scritto per anni, della sua crudeltà e di come la primavera, piuttosto che offrirle quel senso di speranza che tanto caratterizza i pensieri pasquali la imprigioni in uno stato di immaginazione larvale fatta di sogni antichi e putrescenze cadaverine.

Ci sono odori che il tempo non laverà mai via. Il profumo del sapone di tiglio è il più doloroso di tutti. Chiquita Madame ne usò un flacone intero per pulire via il Lupo Cattivo.

Ci sono profumi che Chiquita non ricorda più o che forse non sono esistiti mai. Il profumo della neve all’alba misto al carbone dei camini che vegliano il sonno delle case sulle montagne. O quello della pelle degli uomini che non l’hanno amata abbastanza.

A Chiquita Madame sarebbe piaciuto conservare una goccia del profumo delle lenzuola nuove del suo corredo mal usato o dei campi di pannocchie rasate dall’autunno. Così ora che è sera e la notte s’appresta avrebbe potuto, magari, rivivere un momento bello.

Se esistessero le magie, se ci fosse un pensatoio in cui poter chiudere tutti i ricordi terribili e lasciare solo quelli splendidi.

Se solo mi lasci ti cancello fosse possibile.

Ma, le favole s’avverano nei film o tra le pagine dei libri e Chiquita Madame, inesorabilmente, deve fare i conti con la realtà e non con le fantasie.
La realtà vuole che negli ultimi giorni più di un uomo le abbia rinfacciato di non essersi più fatta sentire e che così proprio non si fa, soprattutto, che mi dici andiamo a cena dai e poi io ti chiamo e tu non rispondi.
Chiquita Madame è, in potenza, una Lannister e mantiene sempre i suoi debiti, ma, di recente fatica a guardarsi allo specchio e riconoscere il personaggio che gli altri pensano ch’ella sia. Fatica a sentirsi donna e a considerare il suo seno. A stento sente l’esigenza di vedere volti amici. Più che altro nel petto porta il peso di mille delusioni di sé e dell’altro. Di sé sopra ogni altra cosa e di tutti i traguardi che non ha raggiunto e chissà se mai, ne taglierà qualcun altro.
E’ che Chiquita Madame credeva nell’abitudine e non avrebbe mai pensato che le sarebbe mancato il tempo e che quello inesorabile sarebbe andato avanti con le vite degli altri lasciando lei appesa, chiusa in un bozzolo da cui non riesce a volare via farfalla.

THE STORY

All of these lines across my face
Tell you the story of who I am
So many stories of where I’ve been
And how I got to where I am
But these stories don’t mean anything
When you’ve got no one to tell them to
It’s true…I was made for you
(…)
You see the smile that’s on my mouth
It’s hiding the words that don’t come out
And all of my friends who think that I’m blessed
They don’t know my head is a mess
No, they don’t know who I really am

Brandi Carlile

Chiquita Madame sta obiettivamente invecchiando: non è più la stessa, non ha più lo stesso viso, nè lo stesso corpo o lo stesso ardore o la stessa grinta. Chiquita Madame non si sente più eternamente eterna come avrebbe giurato d’essere poco meno di cinque anni fa.

Non soltanto ha i capelli bianchi, anche se quelli pare siano genetici e li abbia dall’adolescenza…

Non soltanto ha un orologio biologico che fa tictactictac perché nella sua famiglia si va in menopausa presto e, quindi, secondo i suoi archimedici calcoli fra meno di dieci anni sarà pronta per i Tena Lady…

Ma, soprattutto, nel constatare che tutti i suoi amici stanno figliando come galletti Vallespluga, lei più che sentirsi zia, comincia a sentirsi inesorabilmente nonna…

Sarà stata la lettura recente delle avventure di Alma Whittaker che le hanno confermato come una vita da spinster non sia necessariamente da buttar via…

Sarà che la frequentazione con il Sultano del Brunei non è che la aiuti molto a sentirsi così young&beautiful

Sarà la promozione a eminenza grigia che le hanno dato a lavoro per la quale domani incontrerà un consulente per l’immagine che le conferisca un’aria più altera e tatcheriana e meno frivola e svolazzante…

Sarà che l’altra sera quando le hanno confermato il passaggio al nuovo ruolo Chiquita Madame avrebbe voluto chiamare Richard Burton e dirgli: ce l’ho fatta Rich! Sono diventata grande, sono diventata importante! Stasera festeggiamo con una bottiglia di champagne e facciamo l’amore per tutta la notte e in ogni angolo della casa?!

E poi, si è resa conto che no, non poteva chiamare Richard Burton e l’ha comunicato al Sultano del Brunei che l’ha omaggiata con un tiepido: brava! Sono contento!

E’ che Richard Burton, nonostante tutto, le manca tanto. Le manca la sua voce e quando le succede qualcosa non può fare a meno di pensare che lui ne sarebbe stato fiero o ne avrebbe riso assieme a lei, tipo quando dieci giorni fa si è rotta la tv che lui tanto odiava e lei ne è andata a comprare una nuova, o che al maneggio ha incontrato la sua amica M. che ha deciso di darsi all’ippica in una mise improbabile degna della più bislacca delle donne.

Magari è soltanto l’autunno o forse

‘ Bisogna imparare a sopportare ciò cui non si può sfuggire, non morirai di dolore, quantomeno, non certo più di tutti noi’ Liz Gilbert, Il Cuore di Tutte le Cose

Mangia, Prega, Ama

C’è una chiave universale che riconcilia l’essere umano lontano da casa con il suo disagio: il cibo.

Chiquita Madame ha vissuto spesso lontano dalla sua famiglia. Lontano dalla cucina dell’adorata nonna Iolaide, dalle crostate della mamma. Lontano da tutti quei profumini unici che contraddistinguono la personalità di ogni casa.

Se si potesse procedere a un’analisi olfattiva del bouquet che ha sempre connotato la dimora di Chiquita si direbbe: molto intenso, ampio, fine, floreale, fruttato, fragrante, minerale, erbaceo. Insomma, entrare dentro casa di Chiquita prevede la consapevolezza di essere pronti a lasciarsi abbracciare da un sapore importante.

In molti sanno che Chiquita Madame è stata cresciuta dalla nonna materna e che lo spazio ricreativo dei suoi giochi è sempre stato la cucina. Nonna Iolaide viveva, e ancora vive, esclusivamente per il piacere di soddisfare il prossimo attraverso l’eccitamento del palato. Fettuccine, brodo di coda di bue, tagliolini colorati, cotolette di agnello in besciamella, quaglie, piccioni alla leccarda, carciofi alla giudia, purée di ceci, capretto al forno, frittelle di cavolfiore, sformati di pesce e patate, baccalà, tanto, tantissimo baccalà e soprattutto dolci… Ciambelloni, crostate, biscotti e lo strüdel di mele più buono che si sia mai assaggiato dal confine austriaco in giù.

Quando Chiquita era lontana da casa o dall’Italia soffriva nel mangiare pietanze che neppure da lontano potevano paragonarsi al deliquio in cui cadeva soltanto nell’annusare il profumo del sugo di pomodoro fresco che da sempre accompagna i pranzi di famiglia. Tuttavia, si accomodava.

Chiquita Madame si è adattata per anni alla cucina inglese, indiana, francese, spagnola, nord africana e infine, tedesca. E, siamo onesti, ci si è adattata con piacere: Chiquita non ha esattamente patito la fame neppure in Inghilterra dove ha imparato a preparare pudding, chicken pies e il delizioso lemon curd da spalmare sui biscotti al burro nell’ora del the.

Tuttavia, più dello strüdel, delle puntarelle con le alici o dei peperoni al pangrattato, la mancanza di una in pietanza in particolare le veniva in mente quando fuori pioveva, se la giornata  era andata storta, se non stava bene e non c’era nessuno che potesse prendersi cura di lei: il pasticcio di carne e verdure al vapore.

Chiquita Madame ha questa immagine nitida nell’armadio dei suoi ricordi.

Una bambina con i capelli neri, neri seduta su un grande seggiolone rosso, la bocca spalancata, un cucchiaio colmo di pasticcio che vola come un aeroplanino e gnaaam!

Una ragazza ancora acerba, i capelli a caschetto pettinati in un cerchietto di pannolence, si tiene le mani sul grembo in un giorno d’autunno color caki e ripassa a voce alta la prima declinazione di latino. Rosa-rosae-rosae…e sui fornelli sbuffa una pentola coperta da un piatto di ceramica e poi un altro.

Una donna sui tacchi, corre in cucina per salutare la nonna prima di andare all’università:

  • Nonna per stasera mi prepari il pasticcio di carne che oggi non mi sento tanto bene?

E puntualmente nonna Iolaide la sera faceva trovare, a una Chiquita Madame che non sapeva ancora quale direzione prendere ma che sapeva esattamente dove voleva arrivare, un piatto fumante e stracolmo di pasticcio. E Chiquita si sentiva meglio. Se la giornata era stata pesante, se lei pensava troppo a qualche lui, se aveva pianto per una delusione o sofferto per uno dei suoi atroci mal di stomaco la panacea a tutti i suoi dolori era lì. Bastava prendere in mano il cucchiaio per assaggiare e sentirsi abbracciati dal tepore domestico.

Chiquita Madame non mangia più pasticcio da moltissimo tempo. Non fa più moltissime cose da moltissimo tempo. E seppur tornata a vivere nella casa che l’ha vista crescere, lo stesso si sente tanto distante da quel tepore di nido che sempre le avvolgeva il cuore lontano anche solo con il ricordo.

Ieri, nel passare davanti la vetrina di una libreria Feltrinelli le è caduto l’occhio sul libroMangia, Prega, Ama e oggi presa da curiosità se n’è andata a leggere la sinossi e forse, forse… la storia della protagonista somiglia un po’ anche alla sua. Forse lei è nella fase –mangia- e non si è ancora adattata ai cambiamenti della sua esistenza. E forse è in questo posto che deve restare finchè non avrà imparato a perdonare se stessa per gli errori del passato. Forse dovrebbe continuare a pregare e magari, un giorno, chissà magari presto, anche lei finalmente potrà tornare ad amare.

*Se poi le capitasse un figo come Javier Bardem sarebbe ancora meglio. Ovvio.