All the best

I Wish you love
I Wish you Happiness
I Guess I Wish You
All the best
Carla Bruni

Quarantena, giorno 50.

Oggi è Lunedì e mi sono alzata alle 8 come ogni mattinata lavorativa da casa: mi sono lavata, ho indossato la tuta pulita, acceso il pc, messo su il the e fatto colazione davanti al monitor.

Mr Doolie dorme.

Tutto intorno aleggia un silenzio pesante come le coperte di lana vecchia che tenevamo nella casa di campagna. Quel peso che ti schiaccia, in cui non riesci a girarti comodamente ma sotto cui resti, perchè sai che è l’unica possibilità che hai per restare al caldo.

Continuo a lavorare ininterrottamente da casa ormai da quasi due mesi. Siamo usciti pochissimo:

– una spesa da 400 euro all’Esselunga

– due volte dal macellaio

– una volta al Conad sotto casa

– due volte dal fruttivendolo carissimo

– una volta in farmacia

– meno di 48 ore in Umbria per votare

Uscire mi mette straordinariamente a disagio. Non è paura, è più una sensazione sotto pelle, un po’ come quando camminavo per le strade di Colombo con la mia Reflex in mano. Tutto profuma di spezie, tutto puzza di fogna.

Quando la situazione è sfuggita di mano lavoravo a Firenze, poi ho ricevuto una telefonata: non puoi più restare, devi tornare su.

Ho preso il treno tenendomi la sciarpa sul viso tutto il tempo. Il viaggio è stato lungo, la tratta su Lodi ancora interrotta ha provocato l’ennesimo ritardo.

Quando sono arrivata a casa ero sollevata, quasi euforica. All’inizio ho pensato che per la prima volta in tanto tempo potessi riposarmi senza dover vivere perennemente con la valigia in mano.

Abbiamo iniziato a cucinare ogni giorno come se attendessimo gli ospiti di Babette, siamo stati sempre fortemente contrari alle consegne a domicilio e abbiamo mantenuto il proposito di non ordinarci mai cibo su Deliveroo.

Vorrei mangiare sushi seduta in un ristorante, alzarmi stordita dal vino, tornare a casa, fare l’amore, dormire.

Per fortuna sappiamo prepararci un ottimo pokè e la cosa, paradossalmente, mi consola.

Mi consolano molte cose in realtà, avere una terrazza bellissima e soleggiata per esempio. La vista che domina sul centro e permette al mio sguardo una visione orizzontale, una prospettiva sulle distanze.

Mi consola aver comprato un nuovo smartphone ai miei e poterli videochiamare ogni giorno.

Mi consola l’abbonamento Spotify Premium che mi permette di ascoltare tutta la musica che voglio in ogni istante.

Mi consolano gli allenamenti yoga e quelli di Zumba fatti rigorosamente grazie alle dirette Facebook.

Mi consola che tutte le persone che conosco siano in salute, salvi nelle loro case.

Mi consola il frigo pieno e la scorta di carta igienica.

Mi consola aprire la porta della camera da letto e vedere il corpo di Mr Doolie che respira profondamente nel sonno.

Mi consola che nonna Iolaide sia morta l’anno scorso e sapere che almeno quel nodo alla gola per la distanza io non lo provo più.

Mi consola non ascoltare più il telegiornale delle 18.

Mi consola l’aperitivo estemporaneo organizzato su Zoom con i miei amici di sempre.

Mi consola non stare male, aver avuto solo quattro giorni di mal di pancia e appena pochi momenti di irrigidimento muscolare nonostante la mia mobilità sia ridotta a poco meno di cinquecento passi al giorno.

Mi consola la nuova ciccietta che ho messo su.

Più di tutto mi consolano le belle giornate di sole che portano con loro l’illusione che prima o poi dovrà per forza andare meglio di così.