Carissima Nonna

Ma io sono viva nonna, il dolore da solo non uccide e io sono viva. Dunque devo vivere, perché finché ci sono ci sarà il ricordo di chi non è più con noi. Vivo, il ricordo: vive loro nei pensieri. Dimenticare, nonna. Tu che hai camminato per un secolo lo sai che niente si dimentica ma tutto, a momenti, si deve poter prendere e mettere in un posto. Tenerlo in mano e metterlo in tasca, spostarlo sul comodino come fosse un fiore in un vaso, uscire, poi rientrare e ritrovarlo lì. Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da ogni fine. Che la fame si sazi per tornare a essere fame. Che il desiderio si estingua per rinascere. Che il sonno dia pace alla stanchezza per avere sonno di nuovo. Ogni minuto della vita gira attorno a qualcosa che non c’è più perché qualcos’altro possa accadere. Guarda. I bambini smettono di piangere l’assenza della mamma, all’asilo, e le corrono incontro ridendo quando torna. L’hanno dimenticata, in quelle ore? Ti amputano una gamba dopo un incidente, come è successo a papà, e con la protesi riprendi a camminare e persino a guidare la moto. Hai dimenticato la tua gamba oppure è proprio perché la ricordi – e insieme ne sopporti l’assenza – che puoi ancora muoverti nel mondo? C’è bisogno di essere felici, nonna, per tenere testa a questo dolore inconcepibile. C’è bisogno di paura per avere coraggio. l’assenza la vera misura della presenza. Il calibro del suo valore e del suo potere.

Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera