Call it fate, call it karma

So don’t you wanna remind me?
I don’t know a thing
And some of us remember
And some run in their place

The Strokes

Chiquita Madame oggi è nella giornata deambulatore. Chiquita Madame è triste, non disperata. Soltanto triste. E, nonostante l’amico L. tenti di corroborarle lo spirito dicendole che più passa il tempo più si convince che prima o poi lei farà la fortuna di un uomo speciale, più Chiquita pensa che non vi sarà mai via d’uscita né a questa malattia, né a questa virtuosa anomia in cui stringe la sua quotidianità.

Chiquita Madame non ha divulgato ai quattro venti il suo stato di salute. Ha preferito non informarne il regno intero, per pudore, per educazione verso il dolore, perché non gradisce la compassione, perché non concepisce avere attenuanti. Perché tutto andrà bene alla fine, e se non va ancora bene vuol dire che non è ancora arrivata la fine.
Tuttavia pensava a quant’è strano che nessuno su facebook si sia accorto che ormai tutte le foto che pubblica sono scattate mentre sta seduta.

Chiquita Madame è passata due volte sotto casa di Richard Burton di recente. Per due volte si è girata di scatto per vedere se le finestre della sua villa fossero aperte. Che poi non sarebbe cambiato niente, ma, almeno avrebbe saputo che lui è vivo. Che lui è ancora lì e non in qualche parte nuova del Mediterraneo.

Chiquita Madame, nonostante tutto, continua ad avere una  più o meno regolare vita sessuale, con questo o con quello. Tuttavia, fare sesso quasi non le piace più. Fare l’amore è diventata una mera pratica contro l’isteria. Quasi una prescrizione medica. Spesso si annoia, la maggior parte del tempo spera che duri poco.
Sabato sera Pattinson dopo averle espresso le sue preferenze per un determinato genere pornografico le ha chiesto: e tu? che ti piacerebbe fare? Chiquita ha risposto: onestamente…?! mi basterebbe pomiciare.

I baci Bernardo, nella vita bisogna saper ba-cia-re.

E con questo, Chiquita Madame passa e chiude.

Teach me how to be loved

Will you still be here tomorrow?
Or will you leave in the dead of the night?
So your waves don’t crash around me,
I’m staying one step ahead of the time.
Will you leave me lost in my shadows or will you pull me into your life?
Teach me how to be loved?
Can I give myself just one more second chance?
And put my trust in love,
Please don’t hurt me.
If I make myself like a feather in you hair
And put my trust in love,
Please don’t hurt me.

 

Rebecca Ferguson

 

Chiquita Madame oggi è stata vittima di un autogol.

Scriveva su whatsapp all’amico e confidente Ninni e parallelamente riceveva un altro messaggio da A. che però non è confidente come Ninni.

Chiquita Madame, probabilmente, deve aver abbassato la soglia del multitasking, sta di fatto che ha confuso le chat e scritto ad A. quello che voleva scrivere a Ninni. In particolare, Chiquita Madame con lo squisito linguaggio da Madame Castiglione di noantri a involontariamente confessato ad A. di non aver più voglia di fare sesso, di aver rifiutato ben due proposte facili d’abbocco da ben due uomini diversi e di sentirsi molto meglio seppur, in quei rari momenti in cui lei smette di girare intorno al mondo e si fermi a pensare, i pensieri se ne vadano ogni tanto all’uomo ormai Innominabile e che beh, e che la cosa le mette parecchia tristezza.

A., sebbene non rientri nella ristretta cerchia di superconfidenti di Chiquita Madame, è un ottimo amico: fedele, presente, affettuoso, premuroso. A. non conosce il lato brutto di Chiquita quello che quando piange le si scioglie tutto il rimmel sulla faccia e lei continua a piangere lo stesso più forte di prima, quello che se qualcuno le suona con il clacson o le fa un gestaccio in macchina le scatena una rabbia incontenibile da diavolo della Tazmania che le fa sognare di essere armata di kalashnikov e partire con un genocidio di massa, quello che quando Chiquita è ben provocata nei suoi punti sensibili sia in grado di trasformarsi nella Maga Anna Maria Galanti in grado di lanciarti jatture degli antichi che fanno tremare le vene dei polsi anche a Goebbels. A. tutto questo non lo sa, ma, Ninni sì. Ninni l’ha vista in momenti belli e bruttissimi. A. solo nei momenti belli. Chiquita si è vergognata moltissimo, si è fatta rossa e poi viola, poi ha un po’ iperventilato e poi ha chiesto scusa, scusa, scusa. E lui, ma non hai fatto niente. E lei penserai che sono una scaricatrice di porto. E lui ma va, io ti voglio bene lo stesso così come sei.

La verità è che Chiquita Madame non è abituata a essere amata così com’è anche se, disperatamente, è ciò che desidera sopra ogni cosa.

E’ che, non sapendo come funzioni e come ci si sente, l’idea di deludere quelli cui vuol bene la getta in uno stato tale di prostrazione da levarle la fame e seccarle le fauci.

A differenza del sentimento che prova teme sempre che l’altro, gli altri, con la stessa facilità con cui le hanno dato affetto siano pronti a rilevarglielo.

Chissà se un giorno imparerà ad avere quella giusta fiducia capace di convincerla che nonostante tutto, la forma d’amore più grande sarà sempre quella che da sola potrà donare a se stessa.

Four, Five Seconds

I think I’ve had enough, I might get a little drunk
I say what’s on my mind, I might do a little time
Cause all of my kindness, is taken for weakness

Paul McCartney, Rihanna, Kanye West

Chiquita Madame sta un po’ meglio. Il terrore di diventare mangime per pesci rossi si è definitivamente allontanato dopo che uscita dalla sala operatoria i medici l’hanno svegliata dicendole:

ehi, stai tranquilla, risolveremo tutto, per fortuna non è come pensavamo.

Adesso stanno provando a risolvere tutto, un tutto che non si sa nemmeno esattamente cosa sia, lo stesso, l’idea di non dover più fare la lista degli invitati al suo funerale la rassicura moltissimo.

Nel mentre, dopo aver preso severa coscienza che la fine non è prossima ma che c’era andata molto vicina (di nuovo! E che cazzo!) Chiquita Madame ha cominciato a familiarizzare con un sentimento strano che mai le era appartenuto, un sentimento fatto di fredda analisi e gelido calcolo basato sull’estrapolazione del seguente dato: chi, nonostante sapesse, le è restato accanto e chi, invece, ha bellamente deciso di darsi alla macchia e farsi gli affari suoi.

Il dato estratto è stato sconcertante, tutti tranne uno le sono restati accanto. TUTTI TRANNE UNO: Richard Burton.

Quel Richard Burton che è stato il suo fidanzato, il quasi padre di suo figlio, il gran pezzo di stronzo che per quattro anni l’ha farcita di bugie, menzogne e illusioni nemmeno Chiquita Madame fosse il tacchino del giorno del ringraziamento e poi tutti i padri pellegrini ci dovessero pasteggiare con la bocca sporca di salsa ai mirtilli.

Quel Richard Burton lì. Quello che a Natale le ha detto : non ti lascerò più. Quello che tutte le amiche dicono che lui è Mr Big e lei quella gran culo di Carrie Bradshaw e che quindi se se fa la brava e ingoia un’altra po’ di merda poi lui alla fine se la sposa e vissero tutti felici e contenti.

Chiquita Madame l’ha lasciato. Ha preso un treno veloce, veloce più dello shinkansen che spera e prega la porti il più lontano possibile da tutta la sofferenza e giù da quella montagna altissima di delusione dove lui l’aveva portata.

Chiquita Madame è stufa. Stufa ed esausta di amare un uomo che non merita nemmeno un grammo della sua attenzione per questo ha deciso di scrivergli una lettera d’addio.

 

Caro Richard, amore mio,

Ti ho dato tutto quello che avevo: amore, tenerezza, comprensione, complicità, perdono, sesso, baci, carezze, pazienza, devozione. Ti ho aspettato ogni giorno come Penelope, solo che tu non sei Ulisse. Non sei un eroe partito in battaglia, sei un gran pezzo di fango, meschino e miserabile. E io sono stata una scema col botto che chissà che pensavo che aravo un campo fertile per farci crescere un giardino e invece sei uscito fuori tu che sei peggiore perfino al clostridium botulinum.

Non lo so che ti auguro, niente di male credo, magari di imparare l’amore: quello vero, buono, gentile che ti fa crescere i tulipani nella pancia e i gelsomini negl’occhi. O forse no e ti auguro di rimanere solo con te stesso e il tuo spietato ego e rimpiangermi giorno, dopo giorno, dopo giorno.

Circa me e quello che vorrei, beh, vorrei una seconda possibilità. E se questo tumore che non c’è lo è già la mia seconda possibilità, allora una terza che mi faccia credere di nuovo che anche per me esista una fotografia di un bacio da mettere come avatar di whatsapp o un +1 degno che mi accompagni al matrimonio della mia più cara amica. Un +1 che mi tenga per mano e non mi lasci andare alla prima ventata fiacca dell’autunno. Un +1 che mi faccia sognare che esista la prospettiva di una vita sentimentale migliore a quella che finora mi hai offerto tu, fatta di paure e incertezze e pianti e porte sbattute e ti amo taciuti.

Fa il bravo Rich, addio.

Addio del passato

Addio del passato bei sogni ridenti,
le rose del volto già sono pallenti;
l’amore d’Alfredo perfino mi manca,
conforto, sostegno dell’ anima stanca….

Opera: La Traviata, musica: Giuseppe Verdi

Eh no, Chiquita Madame non ha ancora tirato le cuoia, nè ha fatto fortuna sposando un vecchio petroliere texano, come avrebbero sperato i più…

Chiquita Madame è vegeta, traviata, ma, viva. Reduce di un favoloso viaggio in quel del Belize, di un accertamento diagnostico ancora in essere per capire il perchè di un enorme massa anomala nel ventre, di un increscioso addio al Sultano del Brunei con quasi polizia di mezzo e di un ritorno di fiamma con Richard Burton.

Filava tutto liscio, il Sultano del Brunei era una presenza fissa, più o meno piacevole, poi una mattina si è svegliato e si è trasformato in un personaggio degli incubi, uno di quelli che ti aspetti di vedere in una puntata di Amore Criminale e non il tuo pseudo ragazzo. E’ finita nel peggiore dei modi: con la minaccia di una denuncia, le grida disperate di ‘stammi lontano per sempre’, mille tentativi di riconciliazioni suoi, e dopo un mese di fughe e depistaggi, la richiesta perentoria tramite terzi di scomparire gentilmente dalla vita di Chiquita Madame.

Nel mentre, tra un attacco isterico e l’altro, Chiquita Madame lavorava alacremente e organizzava il suo viaggio nei subtropici, rispondeva a mille telefonate al giorno, resisteva a dei cali di salute chechevelodicoafare e proprio quando pensava di potersi rilassare che le vacanze erano prossime il medico inesorabile le ha detto che là dentro a quella pancia che una volta era abitata le cose non andavano bene nemmeno un po’ e, proprio nello stesso giorno, Richard Burton, probabilmente colto da un momento di nostalgia e solitudine natalizia, l’ha chiamata per chiederle di vedersi.

E Chiquita Madame non ha saputo dire di no, avrebbe voluto, tuttavia…

Lui le ha mostrato la sua casa nuova e vedi come sono cambiato e sono diventato più bravo e quanto mi sei mancata e non mi dici niente tu?

E Chiquita ha svuotato il sacco: della pancia abitata, della sua salute, del dolore costante che l’assenza di lui miserabilmente le offre.

E lui ha pianto. Per la prima volta in tanti anni si è sciolto in un pianto dirotto fatto di comprensioni e carezze e andrà tutto bene vedrai.

Poi lei è partita. Senza di lui. Ma con lui sempre seduto lì, comodamente tra le pieghe del suo cuore, con quel sorriso spavaldo e sfrontato quasi a dire
‘ non mi manderai mai via, inutile che ci provi…’

Infatti Chiquita Madame non ci prova più, ha deciso di aderire ai tre propositi avaaziani 2015 e di accettare tutto con il sorriso. Anche i prossimi referti medici, anche il prossimo pezzettino di cuore che rischierà di spezzarsi, anche la possibilità che non ci sia futuro che l’attenda.

Nel presente che c’è tutto dovrà essere bellissimo, perchè di tempo per le lacrime, si preferisce non averne più

THE STORY

All of these lines across my face
Tell you the story of who I am
So many stories of where I’ve been
And how I got to where I am
But these stories don’t mean anything
When you’ve got no one to tell them to
It’s true…I was made for you
(…)
You see the smile that’s on my mouth
It’s hiding the words that don’t come out
And all of my friends who think that I’m blessed
They don’t know my head is a mess
No, they don’t know who I really am

Brandi Carlile

Chiquita Madame sta obiettivamente invecchiando: non è più la stessa, non ha più lo stesso viso, nè lo stesso corpo o lo stesso ardore o la stessa grinta. Chiquita Madame non si sente più eternamente eterna come avrebbe giurato d’essere poco meno di cinque anni fa.

Non soltanto ha i capelli bianchi, anche se quelli pare siano genetici e li abbia dall’adolescenza…

Non soltanto ha un orologio biologico che fa tictactictac perché nella sua famiglia si va in menopausa presto e, quindi, secondo i suoi archimedici calcoli fra meno di dieci anni sarà pronta per i Tena Lady…

Ma, soprattutto, nel constatare che tutti i suoi amici stanno figliando come galletti Vallespluga, lei più che sentirsi zia, comincia a sentirsi inesorabilmente nonna…

Sarà stata la lettura recente delle avventure di Alma Whittaker che le hanno confermato come una vita da spinster non sia necessariamente da buttar via…

Sarà che la frequentazione con il Sultano del Brunei non è che la aiuti molto a sentirsi così young&beautiful

Sarà la promozione a eminenza grigia che le hanno dato a lavoro per la quale domani incontrerà un consulente per l’immagine che le conferisca un’aria più altera e tatcheriana e meno frivola e svolazzante…

Sarà che l’altra sera quando le hanno confermato il passaggio al nuovo ruolo Chiquita Madame avrebbe voluto chiamare Richard Burton e dirgli: ce l’ho fatta Rich! Sono diventata grande, sono diventata importante! Stasera festeggiamo con una bottiglia di champagne e facciamo l’amore per tutta la notte e in ogni angolo della casa?!

E poi, si è resa conto che no, non poteva chiamare Richard Burton e l’ha comunicato al Sultano del Brunei che l’ha omaggiata con un tiepido: brava! Sono contento!

E’ che Richard Burton, nonostante tutto, le manca tanto. Le manca la sua voce e quando le succede qualcosa non può fare a meno di pensare che lui ne sarebbe stato fiero o ne avrebbe riso assieme a lei, tipo quando dieci giorni fa si è rotta la tv che lui tanto odiava e lei ne è andata a comprare una nuova, o che al maneggio ha incontrato la sua amica M. che ha deciso di darsi all’ippica in una mise improbabile degna della più bislacca delle donne.

Magari è soltanto l’autunno o forse

‘ Bisogna imparare a sopportare ciò cui non si può sfuggire, non morirai di dolore, quantomeno, non certo più di tutti noi’ Liz Gilbert, Il Cuore di Tutte le Cose

Canzone di Anna

Anna che sorride a tutti
Anna in fondo come sta
Anche se si trucca gli occhi
si capisce che non va
Anna e le sue insicurezze
gli entusiasmi artificiali
Anna con i suoi animali
gli ultimi esemplari di sincerità
Anna che domanda agli altri
tutto quello che non sa
Anna ha sempre un libro in borsa
Anna aspetta più di quel che ha
e sul frigo mette quelle foto
di posti dove non andrà
Anna che cucina dolci
per le feste degli amici
Anna che si chiude in bagno
quando a cena parlano di libertà
Anna con il suo nome
che in tanti hanno cantato già
Anna ha bisogno di essere amata
per quello che ancora non è
e regala a se stessa
nella speranza che poi qualcuno la convincerà

Fabi-Gazzè-Silvestri

Come preannuncia la canzone e come sottolinea il recente silenzio, non è che Chiquita Madame sia rifuggita da queste pagine perché impegnata in un pomiciamento sfrenato con il Sultano del Brunei.

Al contrario, il pomiciamento c’è stato, ma, come direbbero gli esperti tecnici: l’aereo stenta a decollare.

Chiquita Madame non diceva il falso dichiarando pochissimo tempo fa di non sentirsi pronta ad amare qualcuno di nuovo che non fosse Richard Burton, non perché lei nutra ancora del sentimento verso il suo ex, piuttosto, perché non ancora pronta per l’ennesima batosta sentimentale, nè per un nuovo languore o per farfalle nello stomaco che puntualmente si rivelano soltanto essere l’anticamera di un’ulcera peptica.

Chiquita Madame, soprattutto, non è pronta a prendersi cura di un uomo che ha bisogno più che di amore, di un’immensa consolazione e di un’alternativa valida a un’ex fidanzata dalla presenza ancora ingombrantissima.

Così, con il coraggio in mano, dopo aver passato due giorni in iperventilazione, essere sopravvissuta a un attacco di panico, a una clamorosa serata di merda, Chiquita Madame ha fatto un passo indietro prima che anche con il Sultano del Brunei si rovini tutto, prima che si perda la stima, prima che si dica ‘che però, magari, forse…’ .

Con lo stesso coraggio è andata lo scorso venerdì a cena dagli amici comuni che ha con Richard Burton perché non è per colpa di un’esperienza perfida che bisogna lasciare indietro gli affetti.

Con lo stesso coraggio ha deciso di perdonare Pattinson ufficialmente e pubblicamente e di reintegrarlo a rango di confidente.

Con lo stesso coraggio sabato mattina dopo cinque anni di assenza è tornata in maneggio non più per passeggiare a cavallo ma per saltare gli ostacoli, perché non è che si è caduti una volta, due o forse cinque, allora vuol dire che si è destinati a cadere sempre.

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Di Domenica

Anche se domani sarò un rimorso
Forse puoi abbandonarti di domenica

Sono cambiamenti
Solo se spaventano
Sono sentimenti

Subsonica

  • Oh Mio Dio! Quindi si ricomincia?!!!

Pensiero Chiquita Madame in reazione al primo bacio con il Sultano del Brunei.

  • Mal di stomaco e difficoltà a prendere sonno. Risvegli improvvisi nella notte. Incubi ricorrenti che prevedono: litigate efferate con Komarovskiy o pianti senza via di scampo per il Maschio Alfa.

Reazione post prima domenica insieme al mare abbracciati su un lettino assieme al Sultano del Brunei.

  • Ma che davero? Ma è un bambacione!!!

Commento telefonico dell’amico L. alla news ChiquitaMadamePomiciaConIlSultanoDelBrunei.

 

Chiquita Madame è abbastanza confusa, francamente non pensava che il Sultano del Brunei avesse qualsiasi tipo di mira oltre l’amicizia verso di lei. Francamente non pensava lei di avere qualsiasi tipo di mira oltre l’amicizia verso il Sultano del Brunei. Onestamente non pensava nemmeno che lui la vedesse come un bocconcino appetibile. Andiamo, lei sarà pure Chiquita Madame, ma lui è il Sultano del Brunei!

Lì, esattamente lì, sta l’errore peggiore che fotte sempre Chiquita Madame, nel pensare che gli altri siano migliori di lei. E, invece, no. No, perché gli altri non devono essere per forza migliori, ma, più semplicemente capita che siano diversi.

A lei piace solo il cioccolato fondente, al Sultano del Brunei solo quello al latte.

A Chiquita Madame e Richard Burton piaceva soltanto il cioccolato fondente.

Chiquita Madame e Richard Burton si sono lasciati lo stesso. Pure se gli piaceva mangiare le stesse cose.

Chiara l’equazione?!

Chiquita Madame non era pronta nemmeno un po’ per pomiciare, vedi post precedente dal contenuto ‘lasciatemi amare me stessa ancora per un pochino prima di dover amare qualcun altro’.

Chiquita Madame non era pronta per pomiciare eppure ha pomiciato. Con il Sultano del Brunei per giunta.

E adesso non sa che pensare, soprattutto perché, alla sola idea di patire l’ennesima delusione o piangerci una nuova lacrima, le tremano le vene dei polsi. Dicono ‘eh ma comunque non si può mai sapere’. Sarà, ma di solito chi consola con frasi fatte al momento è fidanzato/sposato/felice/innamorato e ricambiato.

Tuttavia, se sono cambiamenti soltanto se spaventano, questo limbo inesplorato in cui si sta dondolando Chiquita Madame è davvero un sentimento soltanto perchè è successo di Domenica?

Capovolgi il tuo destino,
sarò sempre qua, sarò sempre qua
capovolgi il tuo cuscino, di domenica,
di domenica

 

Le cose che restano

Some things that fly there be—
Birds—Hours—the Bumblebee—
Of these no Elegy.

Some things that stay there be—
Grief—Hills—Eternity—

“Ci sono cose che volano
uccelli, ore, calabroni,
ma di loro non mi importa.

Poi ci sono le cose che restano:
dolore, colline, eternità.”

Emily Dickinson

Dato che Chiquita si lamenta sempre che tutte le brutte conoscenze che ha avuto sono state tali perché, fatta eccezione di Richard Burton, nessuno era referenziato da terzi, stavolta, l’amica Emme si è messa di gran lena e come si è sfidanzato il suo fiore all’occhiello non ha esitato a sottoporlo alla sua attenzione.

Il suo fiore all’occhiello è meglio noto alle comuni amicizie come il Sultano del Brunei per ovvie ragioni che spiegheremo pian, piano.

Il Sultano del Brunei non è antipatico, anche se troppo eccentrico perfino per una come Chiquita Madame. Il Sultano del Brunei è recentemente sopravvissuto a una clamorosa delusione d’amore. Il Sultano del Brunei fa un po’ tenerezza a Chiquita Madame perché le ricorda moltissimo la lei di cinque anni fa quando a quasi matrimonio fallito ritornò con le pive nel sacco e un bagaglio depressivo magistrale nella patria casa.

Il Sultano del Brunei le scrive, la chiama, la invita e sabato scorso voleva venire a trovarla anche nella magione di campagna. Chiquita Madame lì per lì ha detto sì, poi a mente lucida e con il senno di poi ha pensato bene di millantare un principio di influenza e tenerlo a distanza. Così, sabato pomeriggio in tutta tranquillità è potuta andare a cavalcare in collina, così come aveva già deciso.

Mentre tramontava il sole, dopo essere stata punta da un’infida mosca cavallina e aver superato le rovine di un monastero abbandonato nella prateria, Chiquita Madame si è sciolta in una lacrima pensando a com’è strana la vita. Com’è insondabile il destino e prevedere le tappe del dopodomani.

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe sopravvissuta a tutti i suoi dolori, le sue fortune, le sue maledizioni. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che in un modo assolutamente ridicolo e bislacco ce l’avrebbe fatta: che sarebbe diventata qualcuno anche senza nessuno.

Non sarà mamma e magari non sarà ancora una moglie, ma, ha imparato a cavalcare da sola per le campagne senza temere l’arrivo del buio.

Sabato scorso, mentre tramontava il sole, dopo aver superato le rovine di un monastero abbandonato nella prateria Chiquita Madame si è resa conto di non essere ancora pronta, né per il Sultano del Brunei, né per qualcun altro. Ma, piuttosto, di aver maturato un profondo desiderio di solitudine e tranquillità lontana dal sesso e da tutte le complicazioni che ne derivano. Magari è questa la tanta agognata paura che non aveva mai provato: il timore di perdersi e che non rimanga più niente di sé a forza di lasciarsi depredare dagli eventi. Timore di diventare arida e sterile, capace di sorridere soltanto di lato e non lasciarsi più andare a una risata piena a polmoni aperti.

Così, mentre il cavallo galoppava veloce in mezzo ai campi e la temperatura cominciava ad abbassarsi, Chiquita Madame ha pensato a Richard Burton e al Maschio Alfa e a tutti quelli che ha amato prima di loro, anche solo per un giorno, anche solo per una notte e gli raccontava fiera ‘Guardatemi adesso CHI sono diventata, nonostante tutti voi’.

Nonostante tutto il dolore, ci sono le cose che restano: Chiquita Madame.