Hope of Deliverance

When It Will Be Right, I Don’t Know.
What It Will Be Like, I Don’t Know.
We Live In Hope Of Deliverance From The Darkness That Surrounds Us.

Paul McCartney

 

Nella vita di Chiquita Madame nelle ultime sei settimane sono avvenuti due fatti sconcertanti:

  • la conoscenza di un Professore-Luminare- Candidato al Nobel che le ha permesso di entrare in un protocollo sperimentale che in soli cinque giorni dall’inizio delle nuove terapie non solo l’ha rimessa in piedi, ma, le ha fatto accantonare  deambulatore e stampelle e archiviare completamente l’idea del “che resto di vita di merda che mi aspetta”
  • la conoscenza di un uomo nuovo, meglio noto come l’Orso Marsicano, capitato in un momento talmente inappropriato dell’esistenza di Chiquita Madame da esserne diventato non soltanto il fidanzato ma anche la figura cardine che accompagna le sue giornate. Dal mattino alla sera.

Essere passati da una condizione di infermità fisica e una forma mentis ormai stabilizzatasi sull’accettazione della malattia e un destino inesorabile a una in cui non soltanto può camminare normalmente, ma anche non provare dolore, saltare, andare a cavallo, fare l’amore, fare la spesa, guidare la macchina, fare tardi la sera, programmare viaggi, ma anche soltanto una serata alle terme, ha gettato la povera Chiquita Madame in uno stato di euforia tale da non riuscire, talvolta, a contenere le urla di gioia.

Tuttavia, la notte capita sempre che Chiquita si svegli in preda al panico, con le fauci secche come se le avessero cacciato in gola un pugno di sabbia, che si tasti convulsamente le gambe e le braccia per controllare che tutto funzioni regolarmente. E succede che ogni risveglio, prima di scendere dal letto, aspetti almeno cinque minuti in cui  respira nel terrore puro di scoprire che è finito tutto. Che è stato un al lupo! al lupo!, un bellissimo sogno, un’illusione. Un inganno di proporzioni gigantoscopiche. Una beffa dell’Altissimo.

Lo stesso, per ora si gode questa meravigliosa seconda opportunità. Questa vita nuova. Questa grande, infinita bellezza.

 

Call it fate, call it karma

So don’t you wanna remind me?
I don’t know a thing
And some of us remember
And some run in their place

The Strokes

Chiquita Madame oggi è nella giornata deambulatore. Chiquita Madame è triste, non disperata. Soltanto triste. E, nonostante l’amico L. tenti di corroborarle lo spirito dicendole che più passa il tempo più si convince che prima o poi lei farà la fortuna di un uomo speciale, più Chiquita pensa che non vi sarà mai via d’uscita né a questa malattia, né a questa virtuosa anomia in cui stringe la sua quotidianità.

Chiquita Madame non ha divulgato ai quattro venti il suo stato di salute. Ha preferito non informarne il regno intero, per pudore, per educazione verso il dolore, perché non gradisce la compassione, perché non concepisce avere attenuanti. Perché tutto andrà bene alla fine, e se non va ancora bene vuol dire che non è ancora arrivata la fine.
Tuttavia pensava a quant’è strano che nessuno su facebook si sia accorto che ormai tutte le foto che pubblica sono scattate mentre sta seduta.

Chiquita Madame è passata due volte sotto casa di Richard Burton di recente. Per due volte si è girata di scatto per vedere se le finestre della sua villa fossero aperte. Che poi non sarebbe cambiato niente, ma, almeno avrebbe saputo che lui è vivo. Che lui è ancora lì e non in qualche parte nuova del Mediterraneo.

Chiquita Madame, nonostante tutto, continua ad avere una  più o meno regolare vita sessuale, con questo o con quello. Tuttavia, fare sesso quasi non le piace più. Fare l’amore è diventata una mera pratica contro l’isteria. Quasi una prescrizione medica. Spesso si annoia, la maggior parte del tempo spera che duri poco.
Sabato sera Pattinson dopo averle espresso le sue preferenze per un determinato genere pornografico le ha chiesto: e tu? che ti piacerebbe fare? Chiquita ha risposto: onestamente…?! mi basterebbe pomiciare.

I baci Bernardo, nella vita bisogna saper ba-cia-re.

E con questo, Chiquita Madame passa e chiude.

I don’t believe you

I don’t mind it
I still don’t mind at all
It’s like one of those bad dreams when you can’t wake up
Looks like you’ve given up, you’ve had enough
But I want more no I won’t stop

P!nk

Certi momenti Chiquita Madame perde la cognizione di sé, dimentica dov’è, perché, cosa sta facendo. Sono delle micro-frazioni che durano un attimo, talvolta due, in cui tutto si annebbia.

Tempo fa le è successo perfino mentre tornava in macchina dalla sua magione nell’Umbriashire.

E’ desolante fare di una malattia il proprio argomento di conversazione, per questo Chiquita ne scrive, perché, con gli altri, quasi nessuno riesce a toccare l’argomento. Non è esattamente una negazione, quanto un’imposizione ch’ella fa a se stessa: non permettere ai suoi dolori di prevalere sul buon senso, sul ricordo che pretende che gli altri conservino di lei, ch’essi non pronuncino mai un ‘Povera Chiquita Madame!’.

Due notti fa Chiquita Madame ha sognato il giorno del suo funerale, la folla, la bara di larice in cui pretende di essere sepolta quando e se sarà, perché metti invece una fatalità, un colpo normale, come alle persone normali, invece che quest’agonia per sempre e non ci lasceremo mai? Sul pulpito saliva Pattinson che dopo averla ricordata come una donna non soltanto famosa per la sua bellezza, la sua brillante intelligenza e rinomata comicità, la cita come il culo più bello  su cui uomo libero abbia potuto posare gli occhi, sottolineando E lei avrebbe voluto che lo dicessi! e tutti i partecipanti gay e non, si guardano l’un l’altro con un cenno d’approvazione reciproca. Che strano, morire in sogno.

Poi ci sono serate normali, tipo ieri che è passato per la sorpresa del martedì A. per portarla a cena fuori e lei aveva già cenato e lei è andata lo stesso e lui le ha detto che Come sei bella oggi con questi occhi stanchi. E Chiquita ha sorriso e ha pensato che strano, essere bella con gli occhi stanchi.

Tra esattamente due mesi Chiquita e A. partiranno per un we a Parigi. Per l’occasione è stata prenotata una suite con vista Sacre-Coeur con Jacuzzi in stanza e champagne di benvenuto. La verità è che di tutto il mondo affettivo che la circonda lei si fida soltanto di A. quando si tratta di partire. Di nessun altro e soltanto di lui. Che da uno sguardo prevede uno svenimento, che conosce ogni medicina, che quando il sasso che ha in testa le annoda tutta la fronte la guarda e dice mannaggia, mò, sdraiati. Che alle Seychelles col sole alto e l’umidità al 98% decideva di incollarsi borse, macchine fotografiche e perfino Chiquita Madame, pur di non vederle il fiato corto.
Perché l’amicizia può essere un amore splendido, forse l’unico che ha mai conosciuto Chiquita.
E di questo, non può ch’essere grata.

 

Spirit in the Sky

When I die and they lay me to rest
Gonna go to the place that’s the best
When I lay me down to die
Goin’ up to the spirit in the sky
Goin’ up to the spirit in the sky
That’s where I’m gonna go when I die
When I die and they lay me to rest
Gonna go to the place that’s the best

Norman Greenbaum

Chiquita Madame ha vissuto uno splendido mese da asintomatica.

Una mattina, dopo una settimana di un’influenza così tosta che pensava avesse contratto anche la ZIKA, si è svegliata e non aveva sonno, non le facevano male le gambe, non le doleva la schiena, non le davano fastidio i rumori, non sentiva rimbombi e…udite! udite! riusciva perfino a non pisciarsi sotto. All’inizio ha pensato bene di convocare subito un concilio Vaticano straordinario per gridare Al miracolo! invece, dopo attenta riflessione, ha deciso di chiamare il suo fantastico pool di medici Teletubbies e chiedere:

  • Senti un po’ dottorì… ma niente che niente ve siete sbagliati e io so sana come un pesce o miracolata di Lourdes?!

I Teletubbies all’unisono hanno sorriso e poi con sguardo compassionevole spiegato che le altalene sono una costante dell’annosa malattia che corrode l’esistenza di Chiquita Madame, di godersele, non abusarne e non credere nelle parabole, lei non è Lazzaro e presto o tardi tornerà a camminare come uno dei ballerini zombie di Thriller.

Chiquita Madame ha preferito vivere i suoi giorni da persona sana pianificando imprese iperboliche, allenamenti di fitness che non ha potuto fare, serate danzanti in discoteca nemmeno fosse stata una groupie degli ABBA, visite culturali inutili e viaggi in capo al mondo. In generale è riuscita soltanto a sentirsi generalmente meno stanca e a non farsi compiangere mentre si alza dal sedile della metro. E’ in compenso riuscita a:

– fare molto tardi per ben tre sabati di fila
– visitare Nonna Iolaide spesso e volentierti
– vedere più di un amico per recuperare lacune d’intimità ormai simili al cratere del Monte Fato

Poi, pochi giorni fa si è alzata dalla sedia e ha sentito una fitta lancinante alla schiena, è caduta e ha capito che DAS MONSTER era tornato dalla vacanza. Si sono stretti la mano, lui si è accomodato sul culo di Chiquita Madame e le giornate hanno ripreso a scorrere più o meno come prima di un mese fa.

Ad oggi il cambiamento sostanziale sta nella forma che stanno assumendo le gambe di Chiquita Madame: due zampe di gallina gonfie e un po’ storte, livide e piene di ristagni linfatici. Le due zampe di gallina stanno di molto aiutando il livello di sottostima di Chiquita Madame a raggiungere quote talmente basse da scendere giù al centro della terra.

Il morale resta lo stesso stabile, fatta eccezione di picchi di rabbia e misantropia che la portano a scontri con Herr Mutter, i parcheggiatori abusivi, l’infido Capo e a vivere momenti di autoesilio in cui non parla, guarda musical con Gene Kelly in loop e vuole vedere nessuno e resta sul divano a piangere non tanto la disgrazia della sua malattia quanto la presenza ingombrante della cellulite mugugnando sommessamente “volevo essere almeno una malata sexy…”

E il resto, come va? Il resto non c’è. Ci sono gli amici, ormai pochi, pochi, ma buoni, buoni. Restano tanti ricordi, alcuni belli, tanti orribili e resta un’enorme assenza d’amore nella vita di Chiquita che lei desidera volontariamente sforzarsi di non compensare con alcun surrogato della figura di un fidanzato. Forte della fresca visione di ‘Perfetti sconosciuti’ la vita di coppia non le manca affatto, al contrario.
Il dialogo con l’Altissimo resta, per fortuna, costante, così come l’elenco dei perché che ogni giorno gli sottopone. Al momento, Chiquita è in attesa che il famoso lei motiv Todo Cuadra le spieghi un paio di fatterelli, per il resto è solo noia.

 

 

 

 

Carissima Nonna

Ma io sono viva nonna, il dolore da solo non uccide e io sono viva. Dunque devo vivere, perché finché ci sono ci sarà il ricordo di chi non è più con noi. Vivo, il ricordo: vive loro nei pensieri. Dimenticare, nonna. Tu che hai camminato per un secolo lo sai che niente si dimentica ma tutto, a momenti, si deve poter prendere e mettere in un posto. Tenerlo in mano e metterlo in tasca, spostarlo sul comodino come fosse un fiore in un vaso, uscire, poi rientrare e ritrovarlo lì. Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da ogni fine. Che la fame si sazi per tornare a essere fame. Che il desiderio si estingua per rinascere. Che il sonno dia pace alla stanchezza per avere sonno di nuovo. Ogni minuto della vita gira attorno a qualcosa che non c’è più perché qualcos’altro possa accadere. Guarda. I bambini smettono di piangere l’assenza della mamma, all’asilo, e le corrono incontro ridendo quando torna. L’hanno dimenticata, in quelle ore? Ti amputano una gamba dopo un incidente, come è successo a papà, e con la protesi riprendi a camminare e persino a guidare la moto. Hai dimenticato la tua gamba oppure è proprio perché la ricordi – e insieme ne sopporti l’assenza – che puoi ancora muoverti nel mondo? C’è bisogno di essere felici, nonna, per tenere testa a questo dolore inconcepibile. C’è bisogno di paura per avere coraggio. l’assenza la vera misura della presenza. Il calibro del suo valore e del suo potere.

Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera

 

 

L’esigenza

Ogni istante decidere
Ma il mio corpo è imperfetto e non basta più a sé
E’ una sete che so
Non mi lascerà più
[…]
E chiamai disordine
Quelle armonie in me
Credevo all’abitudine
Le parole amore mio
Serviranno a fingere
Che voglia non ho più di te
di te

Radiodervish

Magari non è così per tutti, ma, come direbbe qualcuno, Chiquita Madame è una femmina sentimentale che vive di ricordi proustiani al sapore di madeleine.

Aprile è un mese strano, Chiquita ne ha scritto per anni, della sua crudeltà e di come la primavera, piuttosto che offrirle quel senso di speranza che tanto caratterizza i pensieri pasquali la imprigioni in uno stato di immaginazione larvale fatta di sogni antichi e putrescenze cadaverine.

Ci sono odori che il tempo non laverà mai via. Il profumo del sapone di tiglio è il più doloroso di tutti. Chiquita Madame ne usò un flacone intero per pulire via il Lupo Cattivo.

Ci sono profumi che Chiquita non ricorda più o che forse non sono esistiti mai. Il profumo della neve all’alba misto al carbone dei camini che vegliano il sonno delle case sulle montagne. O quello della pelle degli uomini che non l’hanno amata abbastanza.

A Chiquita Madame sarebbe piaciuto conservare una goccia del profumo delle lenzuola nuove del suo corredo mal usato o dei campi di pannocchie rasate dall’autunno. Così ora che è sera e la notte s’appresta avrebbe potuto, magari, rivivere un momento bello.

Se esistessero le magie, se ci fosse un pensatoio in cui poter chiudere tutti i ricordi terribili e lasciare solo quelli splendidi.

Se solo mi lasci ti cancello fosse possibile.

Ma, le favole s’avverano nei film o tra le pagine dei libri e Chiquita Madame, inesorabilmente, deve fare i conti con la realtà e non con le fantasie.
La realtà vuole che negli ultimi giorni più di un uomo le abbia rinfacciato di non essersi più fatta sentire e che così proprio non si fa, soprattutto, che mi dici andiamo a cena dai e poi io ti chiamo e tu non rispondi.
Chiquita Madame è, in potenza, una Lannister e mantiene sempre i suoi debiti, ma, di recente fatica a guardarsi allo specchio e riconoscere il personaggio che gli altri pensano ch’ella sia. Fatica a sentirsi donna e a considerare il suo seno. A stento sente l’esigenza di vedere volti amici. Più che altro nel petto porta il peso di mille delusioni di sé e dell’altro. Di sé sopra ogni altra cosa e di tutti i traguardi che non ha raggiunto e chissà se mai, ne taglierà qualcun altro.
E’ che Chiquita Madame credeva nell’abitudine e non avrebbe mai pensato che le sarebbe mancato il tempo e che quello inesorabile sarebbe andato avanti con le vite degli altri lasciando lei appesa, chiusa in un bozzolo da cui non riesce a volare via farfalla.

Monsters

I’m friends with the monster that’s under my bed
Get along with the voices inside of my head
You’re trying to save me, stop holding your breath
And you think I’m crazy, yeah, you think I’m crazy

Eminem/Rihanna

Esiste un limite al terribile oltre il quale anche l’essere umano più sfortunato per legge divina non dovrebbe mai essere costretto?

C’è qualcosa che stravolge tutte le notti di Chiquita Madame da quando ha undici anni, un sogno scuro e oscuro, ineffabile come gli incubi, terrificante come solo la paura infantile sa esserlo. C’è un mostro nascosto sotto il letto cui Chiquitita non riesce a dare volto, perchè i mostri sono uno e due e tre e troppi.
Un mostro che negli anni si è cibato delle sue insicurezze convincendola di essere disprezzabile e deprecabile, non meritevole, non lodevole, mediocre e inutile.
Nonostante i successi accademici ottenuti, gli uomini impossibili conquistati, Chiquita Madame, nel tempo difficilmente ha imparato a sentirsi sicura e protetta dall’esterno. La prospettiva di un nuovo viaggio, del potere inusitato della carta di credito, dell’abbraccio di un amico, di un pezzo di cioccolata fondente o di un piatto di pasta al pomodoro quando la giornata è andata storta riescono a confortarla. Il sorriso di Nonna Iolaide quando la vede arrivare nella sala comune e grida garrula ah! guardate! ecco la nipote più bella del mondo! lo sapevo che venivi oggi! vieni qua che nonna ti da un bacio! ecco, il sorriso di Nonna Iolaide, soprattutto, o il suo silenzio assorto quando divora felice una fetta di torta fatta in casa sanno renderla felice. Tuttavia, il Mostro di notte torna e si ciba del tepore delle coperte, del conforto supposto del sonno, del silenzio dei sogni. E sembra non bastargli mai. Perchè notte dopo notte dopo notte lui torna e sprezzante e impietoso non lascia tregua a Chiquita Madame che trema e si dibatte e piange. Chiquita Madame piange tutte le notti, nessuna esclusa. Come fa a esserne così certa? perchè non c’è persona che non abbia dormito con lei che non sia stata costretta a destarla da sonno e sussurrarle preoccupata svegliati! è solo un incubo. La verità è che non è solo un incubo, è la realtà dei fatti che di giorno, grazie alla luce del sole, si fa più lontana e di notte con le difese abbassate vince su tutto come Gmork.
Chiquita Madame ha sempre sognato di essere coraggiosa come un guerriero e di poter vincere nel paese della Mala Gènia. Chissà che le manca, se un amuleto o un animale porta fortuna o, piuttosto, solo un po’ di fiducia in se stessa e tutti i mostri forse se ne andrebbero lontani dal suo letto e la lascerebbero dormire tranquilla. Di notte.

Four, Five Seconds

I think I’ve had enough, I might get a little drunk
I say what’s on my mind, I might do a little time
Cause all of my kindness, is taken for weakness

Paul McCartney, Rihanna, Kanye West

Chiquita Madame sta un po’ meglio. Il terrore di diventare mangime per pesci rossi si è definitivamente allontanato dopo che uscita dalla sala operatoria i medici l’hanno svegliata dicendole:

ehi, stai tranquilla, risolveremo tutto, per fortuna non è come pensavamo.

Adesso stanno provando a risolvere tutto, un tutto che non si sa nemmeno esattamente cosa sia, lo stesso, l’idea di non dover più fare la lista degli invitati al suo funerale la rassicura moltissimo.

Nel mentre, dopo aver preso severa coscienza che la fine non è prossima ma che c’era andata molto vicina (di nuovo! E che cazzo!) Chiquita Madame ha cominciato a familiarizzare con un sentimento strano che mai le era appartenuto, un sentimento fatto di fredda analisi e gelido calcolo basato sull’estrapolazione del seguente dato: chi, nonostante sapesse, le è restato accanto e chi, invece, ha bellamente deciso di darsi alla macchia e farsi gli affari suoi.

Il dato estratto è stato sconcertante, tutti tranne uno le sono restati accanto. TUTTI TRANNE UNO: Richard Burton.

Quel Richard Burton che è stato il suo fidanzato, il quasi padre di suo figlio, il gran pezzo di stronzo che per quattro anni l’ha farcita di bugie, menzogne e illusioni nemmeno Chiquita Madame fosse il tacchino del giorno del ringraziamento e poi tutti i padri pellegrini ci dovessero pasteggiare con la bocca sporca di salsa ai mirtilli.

Quel Richard Burton lì. Quello che a Natale le ha detto : non ti lascerò più. Quello che tutte le amiche dicono che lui è Mr Big e lei quella gran culo di Carrie Bradshaw e che quindi se se fa la brava e ingoia un’altra po’ di merda poi lui alla fine se la sposa e vissero tutti felici e contenti.

Chiquita Madame l’ha lasciato. Ha preso un treno veloce, veloce più dello shinkansen che spera e prega la porti il più lontano possibile da tutta la sofferenza e giù da quella montagna altissima di delusione dove lui l’aveva portata.

Chiquita Madame è stufa. Stufa ed esausta di amare un uomo che non merita nemmeno un grammo della sua attenzione per questo ha deciso di scrivergli una lettera d’addio.

 

Caro Richard, amore mio,

Ti ho dato tutto quello che avevo: amore, tenerezza, comprensione, complicità, perdono, sesso, baci, carezze, pazienza, devozione. Ti ho aspettato ogni giorno come Penelope, solo che tu non sei Ulisse. Non sei un eroe partito in battaglia, sei un gran pezzo di fango, meschino e miserabile. E io sono stata una scema col botto che chissà che pensavo che aravo un campo fertile per farci crescere un giardino e invece sei uscito fuori tu che sei peggiore perfino al clostridium botulinum.

Non lo so che ti auguro, niente di male credo, magari di imparare l’amore: quello vero, buono, gentile che ti fa crescere i tulipani nella pancia e i gelsomini negl’occhi. O forse no e ti auguro di rimanere solo con te stesso e il tuo spietato ego e rimpiangermi giorno, dopo giorno, dopo giorno.

Circa me e quello che vorrei, beh, vorrei una seconda possibilità. E se questo tumore che non c’è lo è già la mia seconda possibilità, allora una terza che mi faccia credere di nuovo che anche per me esista una fotografia di un bacio da mettere come avatar di whatsapp o un +1 degno che mi accompagni al matrimonio della mia più cara amica. Un +1 che mi tenga per mano e non mi lasci andare alla prima ventata fiacca dell’autunno. Un +1 che mi faccia sognare che esista la prospettiva di una vita sentimentale migliore a quella che finora mi hai offerto tu, fatta di paure e incertezze e pianti e porte sbattute e ti amo taciuti.

Fa il bravo Rich, addio.

Addio del passato

Addio del passato bei sogni ridenti,
le rose del volto già sono pallenti;
l’amore d’Alfredo perfino mi manca,
conforto, sostegno dell’ anima stanca….

Opera: La Traviata, musica: Giuseppe Verdi

Eh no, Chiquita Madame non ha ancora tirato le cuoia, nè ha fatto fortuna sposando un vecchio petroliere texano, come avrebbero sperato i più…

Chiquita Madame è vegeta, traviata, ma, viva. Reduce di un favoloso viaggio in quel del Belize, di un accertamento diagnostico ancora in essere per capire il perchè di un enorme massa anomala nel ventre, di un increscioso addio al Sultano del Brunei con quasi polizia di mezzo e di un ritorno di fiamma con Richard Burton.

Filava tutto liscio, il Sultano del Brunei era una presenza fissa, più o meno piacevole, poi una mattina si è svegliato e si è trasformato in un personaggio degli incubi, uno di quelli che ti aspetti di vedere in una puntata di Amore Criminale e non il tuo pseudo ragazzo. E’ finita nel peggiore dei modi: con la minaccia di una denuncia, le grida disperate di ‘stammi lontano per sempre’, mille tentativi di riconciliazioni suoi, e dopo un mese di fughe e depistaggi, la richiesta perentoria tramite terzi di scomparire gentilmente dalla vita di Chiquita Madame.

Nel mentre, tra un attacco isterico e l’altro, Chiquita Madame lavorava alacremente e organizzava il suo viaggio nei subtropici, rispondeva a mille telefonate al giorno, resisteva a dei cali di salute chechevelodicoafare e proprio quando pensava di potersi rilassare che le vacanze erano prossime il medico inesorabile le ha detto che là dentro a quella pancia che una volta era abitata le cose non andavano bene nemmeno un po’ e, proprio nello stesso giorno, Richard Burton, probabilmente colto da un momento di nostalgia e solitudine natalizia, l’ha chiamata per chiederle di vedersi.

E Chiquita Madame non ha saputo dire di no, avrebbe voluto, tuttavia…

Lui le ha mostrato la sua casa nuova e vedi come sono cambiato e sono diventato più bravo e quanto mi sei mancata e non mi dici niente tu?

E Chiquita ha svuotato il sacco: della pancia abitata, della sua salute, del dolore costante che l’assenza di lui miserabilmente le offre.

E lui ha pianto. Per la prima volta in tanti anni si è sciolto in un pianto dirotto fatto di comprensioni e carezze e andrà tutto bene vedrai.

Poi lei è partita. Senza di lui. Ma con lui sempre seduto lì, comodamente tra le pieghe del suo cuore, con quel sorriso spavaldo e sfrontato quasi a dire
‘ non mi manderai mai via, inutile che ci provi…’

Infatti Chiquita Madame non ci prova più, ha deciso di aderire ai tre propositi avaaziani 2015 e di accettare tutto con il sorriso. Anche i prossimi referti medici, anche il prossimo pezzettino di cuore che rischierà di spezzarsi, anche la possibilità che non ci sia futuro che l’attenda.

Nel presente che c’è tutto dovrà essere bellissimo, perchè di tempo per le lacrime, si preferisce non averne più

Di Domenica

Anche se domani sarò un rimorso
Forse puoi abbandonarti di domenica

Sono cambiamenti
Solo se spaventano
Sono sentimenti

Subsonica

  • Oh Mio Dio! Quindi si ricomincia?!!!

Pensiero Chiquita Madame in reazione al primo bacio con il Sultano del Brunei.

  • Mal di stomaco e difficoltà a prendere sonno. Risvegli improvvisi nella notte. Incubi ricorrenti che prevedono: litigate efferate con Komarovskiy o pianti senza via di scampo per il Maschio Alfa.

Reazione post prima domenica insieme al mare abbracciati su un lettino assieme al Sultano del Brunei.

  • Ma che davero? Ma è un bambacione!!!

Commento telefonico dell’amico L. alla news ChiquitaMadamePomiciaConIlSultanoDelBrunei.

 

Chiquita Madame è abbastanza confusa, francamente non pensava che il Sultano del Brunei avesse qualsiasi tipo di mira oltre l’amicizia verso di lei. Francamente non pensava lei di avere qualsiasi tipo di mira oltre l’amicizia verso il Sultano del Brunei. Onestamente non pensava nemmeno che lui la vedesse come un bocconcino appetibile. Andiamo, lei sarà pure Chiquita Madame, ma lui è il Sultano del Brunei!

Lì, esattamente lì, sta l’errore peggiore che fotte sempre Chiquita Madame, nel pensare che gli altri siano migliori di lei. E, invece, no. No, perché gli altri non devono essere per forza migliori, ma, più semplicemente capita che siano diversi.

A lei piace solo il cioccolato fondente, al Sultano del Brunei solo quello al latte.

A Chiquita Madame e Richard Burton piaceva soltanto il cioccolato fondente.

Chiquita Madame e Richard Burton si sono lasciati lo stesso. Pure se gli piaceva mangiare le stesse cose.

Chiara l’equazione?!

Chiquita Madame non era pronta nemmeno un po’ per pomiciare, vedi post precedente dal contenuto ‘lasciatemi amare me stessa ancora per un pochino prima di dover amare qualcun altro’.

Chiquita Madame non era pronta per pomiciare eppure ha pomiciato. Con il Sultano del Brunei per giunta.

E adesso non sa che pensare, soprattutto perché, alla sola idea di patire l’ennesima delusione o piangerci una nuova lacrima, le tremano le vene dei polsi. Dicono ‘eh ma comunque non si può mai sapere’. Sarà, ma di solito chi consola con frasi fatte al momento è fidanzato/sposato/felice/innamorato e ricambiato.

Tuttavia, se sono cambiamenti soltanto se spaventano, questo limbo inesplorato in cui si sta dondolando Chiquita Madame è davvero un sentimento soltanto perchè è successo di Domenica?

Capovolgi il tuo destino,
sarò sempre qua, sarò sempre qua
capovolgi il tuo cuscino, di domenica,
di domenica